di Daniela Buonocore

La continua corsa al futuro ecologista e la ricerca di innovazioni tecnologiche che tutelano l’ambiente, rispettando le famose regole della transizione ecologica, è sempre più di moda sul nostro pianeta.
Associazioni, governo, centri di volontariato e cittadini sono tutti impegnati in questa grande conquista di un “Word total green”.
In merito a ciò, anche il settore automobilistico ha fatto la sua parte concentrandosi sempre di più sulla costruzione di auto elettriche e promuovendo la vendita di queste ultime.
Senza ombra di dubbio, le auto elettriche con emissione zero di CO2 rappresentano un vero e proprio salvavita per il nostro territorio. Purtroppo però, anche in questo caso, bisogna vedere l’altra faccia della medaglia.
La CLEPA ( Associazione Europea della Componentistica Automotive), ha commissionato uno studio sulla transizione dell’auto elettrica, stimando una perdita di circa mezzo milione di posti di lavoro in tutta Europa come conseguenza della vendita di auto elettriche. Ha inoltre osservato una valutazione dell’impatto di tre scenari diversi collegati alle politiche del Green Deal, valutando il valore aggiunto tra i fornitori e la loro occupazione in tutta Europa, in un periodo che va dal 2020 al 2040. Lo scenario che si è  presentato è al dir poco disastroso; emerge infatti l’eventuale perdita di lavoro per oltre 500 milioni di dipendenti, 60 milioni solo in Italia. Tali dati sono stati raccolti tramite un’indagine esplorativa basata su 199 questionari, convalidati poi con l’ausilio di 33 interviste fatte ad esperti del settore. Si evince pertanto che la chiave dell’elettrificazione raggiunge gli obiettivi dell’accordo di Parigi, ma conferma anche i rischi occupazionali per il comparto dei sistemi di propulsione. Sarebbero infatti 226.000 i nuovi posti di lavoro previsti per la produzione dei sistemi di propulsione dei veicoli elettrici, ma dovendo avere una filiera delle batterie nella UE, ed essendo ancora completamente incerti i tempi e le probabilità di consegna, si prevede una significativa perdita netta di 275.000 posti di lavoro partendo dai giorni d’oggi fino al 2040, mentre 501.000 posti di lavoro appartenenti alla catena di fornitura legata alla produzione dei componenti per motori a combustione interna, verranno gradualmente abbandonati entro il 2035. Di questi dipendenti licenziati, il 70% perderà il lavoro nei primi 5 anni e questo farà sì che tutti noteranno e capiranno quanto poco tempo ci sia a disposizione per riuscire a gestire impatti sociali ed economici che ne seguiranno nel tempo. Lo studio ha fornito i rischi e le opportunità che in Germania, Spagna, Italia, Francia, Romania, Polonia e Repubblica Ceca, verranno a crearsi. Si cercano ovviamente percorsi politici da valutare ed attuare per sostenere questo impatto economico che viene premiato per il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal, questo apporterà rischi ai fornitori automotive. Molti si chiedono pertanto se la lavorazione dei materiali delle batterie e di  gigafactory possano salvare questi posti di lavoro; la risposta è che queste attività non si svolgeranno, per cause di forza maggiore, con le stesse aziende o nelle stesse aree con le  proprie abilità e competenze diverse. Diventa pertanto improbabile che riescano a fornire un’opportunita ai fornitori automobilistici orientali e in particolare alle piccole e medie imprese. La CLEPA propone un’eventuale risoluzione del problema: “bisogna utilizzare un approccio multi tecnologico e non solo passivo della ricerca della neutralità climatica”.  Si parla infatti di fit-for-55 per gli standard di riduzione delle emissioni di CO2 di auto e veicoli commerciali leggeri e la neutralità tecnologica darà così alle industrie il tempo necessario per effettuare la transizione, mitigando quello che sarà lo sconvolgimento sociale che viene apportato solitamente in seguito ai cambiamenti bruschi. Si effettuerà così una transizione pianificata e ponderata con un approccio tecnologico misto.