di Gabriele Rizza

Mosca, Sabato 20 agosto. Un suv Toyota salta in aria e continua a bruciare, un uomo con le mani sulla testa e la barba lunga alla maniera dei cristiani ortodossi guarda disperatamente la scena. È Alexander Dugin, filosofo e ideologo dell’Eurasia, ispiratore ideologico della politica estera putiniana, che guarda bruciare l’auto con a bordo sua figlia, Darya Dugina, classe 1992 e filosofa come il papà, giornalista, tra gli altri, di Russia Today. Solo per pura casualità il papà di Darya non era a bordo con lei, che guidava proprio l’auto di Alexander. Si suppone così che l’obiettivo di chi ha piazzato la bomba a bordo dell’auto potesse essere proprio Alexander Dugin, o al massimo tutti e due, ma non solo lei.

Le piste da seguire per i servizi russi sono molteplici: da quella più scontata, ossia l’Ucraina, fino ai servizi occidentali, ma c’è chi vocifera un regolamento di conti all’interno dello stesso establishment russo. Insomma, aldilà della pista giusta, per la prima volta il conflitto entra in terra russa, nella capitale. E attacca proprio coloro che sono l’arsenale delle idee della politica putiniana. Almeno sul piano del prestigio, perché i Dugin mai hanno ricoperto incarichi governativi o paragovernativi. Alexander, e poi Darya, hanno da sempre teorizzato un mondo multipolare, formato da poli che rappresentano civiltà coese al proprio interno, in contrapposizione all’unipolarismo americano e liberale. Viene immaginato uno spazio dalle “steppe al bosco”, ossia dalla Siberia alla Germania, non unite in uno Stato, ma in un concetto più unità culturale e di collaborazione politica, proprio il contrario degli obiettivi americani, i quali puntano ad impedire un asse Berlino- Mosca. Tuttavia, sarebbe errato considerare Dugin come un giullare di Putin: in un suo saggio, il filosofo critica la politica interna dello Zar, troppo vicina e legata ai ricchi magnati russi.

In attesa dei risultati delle indagini, e forse mai sapremo la verità nell’oscurità che troppe volte avvolge gli attentati, la popolazione russa entra nel conflitto in forma di bersaglio. Sarà da scoprire se, un’ipotetica paura popolare, sarà un vantaggio o un indebolimento per Putin. Se i russi si stringeranno attorno al potere o, al contrario, si apriranno delle crepe. Sentire il pericolo sulla propria pelle cambia l’idea che la gente ha sulla guerra, anche se la conosce e sa quanto si muore, ma resta lontana finché qualcuno non muore accanto alla propria casa.