di Martina Grandori 

 

Non se parla molto, il tema scotta e cela dietro di sé l’enorme giro d’affari dei prodotti agricoli che tutti i giorni si comprano sui banchi al supermercato, dal fruttivendolo o ai banchetti dei mercati. Purtroppo buona parte della verdura e della frutta, ma anche carni, salumi e ovviamente il pesce, vengono sottoposti a “ritocchini” per renderli più appetibili, gradevoli e acquistabili, in fondo tutti siamo esteti alla Dorian Gray e ci piace acquistare cibo bello e splendente. 

Fra gli esperti della teoria del ritocchino, Sergio Fessia piemontese di Bra, già insignito nel 2004 da Carlo Petrini di SlowFood del titolo di assaggiatore e selezionatore di frutta e verdura per i negozi Eataly, proprietario di Ortobra, azienda che raccoglie da piccoli produttori eccellenze del territorio all’insegna della biodiversità italiana e di prezzi sostenibili. Fessia riporta l’attenzione su questo problema celato che ha conseguenze dirette sul nostro benessere.

Aspetto, consistenza, gusto, valori nutrizionali come vitamina C, composti fenolici, capacità antiossidante, carotenoidi, minerali ed altro ancora sono quelli che si definiscono i parametri di qualità di un alimento. Influiscono a loro volta anche la coltivazione, le pratiche pre-raccolta, il clima, la maturità alla raccolta e la metodologia di raccolta e infine tutte le manipolazioni che paradossalmente sono a norma di legge. Infatti tutti questi trattamenti per imbellire il cibo sono autorizzati. Trattare mele, pomodori o peperoni con cere alimentari per renderli più appetibili è la norma, mentire sull’effettiva provenienza dei limoni (difficilmente arrivano solo dalla Sicilia) o dei pomodori di San Marzano (praticamente una rarità, di fatto vengono prenotati ancora prima di essere raccolti da nomi potenti) è una bugia ormai assodata, quasi nessuno indaga sulla’effettiva provenienza di questi semplici, ma rari alimenti di qualità Made in Italy. Siamo come gli insetti: più i fiori sono colorati e profumati, più siamo attratti. Per questo è importantissimo consumare cibi di stagione, cibi italiani e possibilmente la cui tracciabilità dei trattamenti pesticidi sia dichiarata in maniera trasparente. Dal campo al supermercato, ci sono una seriedi passaggi e trattamenti a cui spesso non pensiamo. Ad esempio il drenching, ovvero il sistema di trattamento a doccia: sulla frutta viene gettata un acqua contenete una serie di prodotti chimici che servono come antiriscaldo sulle mele, come migliorativo della conservazione su pere, mele e kiwi. La lecitina di soia? Fondamentale come anti-calo del peso e migliorativo della conservazione. La termonebulizzazione, o aerosol, che  permette il trattamento della frutta direttamente nel locale di stoccaggio o nella cella di conservazione. Infine l’anti-marcio e il fungicida su mele, pere e uva da tavola, l’anti-germogliante su patate, cipolle, aglio e bulbi da fiore, tutte sostanze chimiche leciti che hanno la funzione di valorizzare l’estetica dei prodotti. Per non parlare della beauty farm a cui vengono sottoposti pesce e carne. Un discorso altrettanto articolato di cui si parlerà presto.