di Susanna Russo

Nato a Milano da genitori calabresi, si è laureato in Economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Concluso il percorso universitario ha iniziato a lavorare nel settore della consulenza alla Pubblica Amministrazione: prima formandosi in una società attiva nel supporto normativo e gestionale agli Enti Locali, poi occupandosi di politiche culturali in Regione Lombardia.
Dal 2007 al 2009 è stato responsabile giovanile de La Destra di Francesco Storace.  Nel 2009 ha co-fondato e diretto fino al 2017 il think tank Il Talebano.com, avvicinandosi alla Lega Nord.
Nel 2011 viene eletto consigliere del Municipio 6 di Milano, e nel 2016 si è candidato al consiglio comunale di Milano.
Viene candidato dalla Lega alle elezioni europee del maggio 2019, e viene eletto al Parlamento Europeo nella circoscrizione Italia Meridionale con 32.087 preferenze. Si insedia ufficialmente all’Europarlamento il 1º febbraio 2020. Il 18 febbraio 2021, in seguito all’appoggio della Lega al Governo Draghi, aderisce a Fratelli d’Italia.

Partiamo dalla domanda forse più scontata: che cosa l’ha spinta a schierarsi al fianco di Giorgia Meloni?

«Io qualche mese fa mi ero già staccato dalla Lega perché non condividevo, e non condivido, il sostegno a questo Governo Draghi, la ritengo un’azione politicamente non efficace. Tra l’altro, nel momento del mio addio, avevo già in qualche modo profetizzato la deriva naturale a cui avrebbe portato questa scelta, ossia lo spostamento della Lega al Centro e la creazione di un partito liberal-moderato, che avrebbe seguito la scia del PDL. Ho apprezzato invece molto la scelta di Giorgia Meloni di non cedere al “canto delle sirene”del Governo Draghi e rimanere ferma sulla sua posizione; questo le consentirà, quando si arriverà alle elezioni, di proporre un’offerta politica alternativa rispetto a quella attuale, che altro non è che un continuum del Conte II, e di tutti i governi di Centrosinistra che abbiamo avuto in questi anni.»

A questo punto, qual è la sua opinione riguardo il tentativo di federazione portato avanti da Salvini e Berlusconi? Si teme l’ascesa nei sondaggi del leader del suo nuovo partito di appartenenza?

«Dal loro punto di vista la trovo anche una scelta legittima. Sono uniti nell’adesione al Governo Draghi e nello spostamento verso il Centro. Visto anche l’invecchiamento di Berlusconi, capisco questi discorsi federativi, bisogna certo vedere che risvolti questo avrà nel prossimo futuro. Per questo motivo io mi sento di dar manforte a chi invece è rimasto fedele a se stesso e si batte per le istanze conservatrici, identitarie e sociali tipiche della Destra.»

È uno dei più fervidi oppositori del Ddl Zan. Cosa non torna, a suo parere, in questo disegno di legge?

«Si tratta intanto di una questione prettamente giuridica: io contesto il fatto che il Ddl Zan non aggiunga niente che già non esista. Questi reati e crimini sono già combattuti dal nostro sistema legislativo attuale. Ciò che aggiunge è l’inserimento di una categoria speciale, il mondo LGBT, perché per quanto riguarda la disabilità, penso che sia solo uno specchietto per le allodole per rendere meno attaccabili le vere intenzioni. Quindi paradossalmente assistiamo ad una strumentalizzazione del mondo dei disabili e degli omosessuali. Detto ciò, l’obbiettivo del Ddl Zan è quello di punire doppiamente i reati che vengono commessi contro certe categorie di persone, e questa in realtà è una discriminazione. Per quale motivo chi dovesse mai aggredire me, dovrebbe ricevere una pena inferiore a quella che riceverebbe chi dovesse aggredire, ad esempio, Alessandro Zan? Questo provoca un rischio di abuso di questa logica, perché a questo punto l’omosessualità diventa un’aggravante, e anche in una lite con conseguente atto di violenza, che nulla c’entra con l’orientamento sessuale, la pena sarà aggravata da ciò.
La finalità politica qual è? Non essendo definiti quali sono i crimini in questione, questa legge lascerebbe ampia marginalità alla decisione del Giudice. E allora la domanda da porsi è: quale deriva può prendere questo disegno di legge? Si potrebbe accusare di omofobia e discriminazione anche chi conduce legittime lotte politiche. Il Ddl Zan a questo punto non sarebbe che il cavallo di Troia utilizzato per creare la base giuridica per rendere molto più difficile l’opposizione politica e di opinione a quelle che possono essere le battaglie future del mondo progressista LGBT.»

Quanta strumentalizzazione si nasconde, secondo lei, dietro le campagne di antirazzismo e la politica gender inclusiva?

«Il livello di strumentalizzazione è molto alto. Proprio ora ho davanti a me una relazione che sarà alla base del mio intervento di questa sera in Parlamento Europeo riguardo la promozione della parità tra donne e uomini in materia di occupazione, dove tutto si riduce ad una lotta in nome di principi opinabili e discutibili. Tutto si limita all’introduzione delle quote rosa, riducendo una categoria ad una specie fragile, da proteggere, che necessita di un trattamento di favore. Si crea così un cortocircuito clamoroso, che sottoporrò in Parlamento questa sera: si fa una battaglia per la parità di genere, e poi dall’altra parte si afferma che il genere non esista, che l’identità non esista, che sia solo una percezione che ognuno ha di sé e che io possa sentirmi quello che voglio. Questo è un gran paradosso, ed è questa combo a creare il cortocircuito a cui mi riferisco, e questo fa capire quanto sia folle l’impalcatura che stanno montando. Io non dico che non si debbano prevedere delle politiche che consentano di far conoscere, e che introducano in certi settori un pubblico che ne rimarrebbe altrimenti escluso, ma se parliamo di uguaglianza e parità di genere, bisogna poi essere coerenti.»

Dobbiamo temere che tutti i mezzi che vengono oggi utilizzati per il contenimento della pandemia, tra cui tracciamento e passaporto sanitario, servano per mettere in atto una forma di controllo a lungo termine?

«Questo è il rischio su cui dobbiamo rimanere vigili. Ci sono già dei Paesi che adottano questo tipo di sistemi, basti pensare alla Cina, e ciò rende immediatamente plausibile il fatto che questo possa verificarsi anche altrove. Io voglio ricordare che in Francia si è tentato di far passare un disegno di legge, che è stato poi sospeso perché si è scontrato con una forte reazione dell’opinione pubblica, che prevedeva al di là del Covid, la possibilità per il Governo di attutare lo stato di emergenza, e che introduceva la possibilità di ridurre la circolazione, l’accesso ad eventi, etc., a persone che non fossero in grado di presentare la documentazione relativa a vaccini e trattamenti sanitari; ripeto, non per l’emergenza Covid, ma oltre quest’emergenza. Abbiamo quindi un esempio di questo rischio anche in Europa, e questo è un campanello d’allarme da non sottovalutare. Ed anche se vogliamo porre l’attenzione sul nostro Paese, ci rendiamo conto che il Green Pass italiano, giustificato come modo per avvantaggiarsi rispetto all’Unione Europea, e già qui Draghi è stato smentito perché il Green Pass europeo è in dirittura d’arrivo e di quello italiano ancora non si sa niente, e come modo per attirare turisti in Italia, altra insensatezza, perché per promuovere il turismo è necessario un accordo bilaterale con gli altri Paesi, abbia quindi in realtà come obbiettivo la limitazione di spostamenti e partecipazione ad eventi, proprio quello che aveva in progetto di fare la Francia. E fino a quanto durerà questa cosa? Parliamo anche delle dichiarazioni riguardo l’obbligo di vaccinazione per l’ingresso in discoteche e locali simili, dichiarazioni che vedono concordi molti politici; l’obbiettivo a questo punto è incentivare i giovani a vaccinarsi. Quindi, per riassumere: il vaccino non serve per partecipare alla vita quotidiana, ma si stanno ponendo delle restrizioni con lo scopo di non lasciare altra alternativa se non quella di vaccinarsi.»

L’ambientalismo è uno dei temi su cui la Sinistra ha il monopolio da sempre. Nonostante ciò lei ha più volte manifestato il suo interesse sul tema ambientale ed ecologico in cosa si differenzia il suo modo di porre attenzione su tali argomenti rispetto a quello della controparte?

«Intanto bisogna mettere in chiaro che tutta questa retorica pseudo ambientalista messa in campo oggi sia una scusa geopolitica. Molto banalmente per l’Europa il Green Deal serve per rendersi più indipendente da alcuni Pesi e meno da altri. Paradossalmente cosa può accadere con il Green Deal? Che ci rendiamo più indipendenti dalla Russia e che ci leghiamo mani e piedi alla Cina. Quindi si tratta di una questione geopolitica e di una questione di nuovi mercati e nuovi investimenti. La prova sta nel fatto che gli stessi che ci parlano di ambientalismo ed ecologia, ci propongono poi una transizione ecologica a costi che in realtà sono tanto alti quanto l’impalcatura di approvvigionamento energetico che abbiamo oggi. Pensiamo anche a tutta la retorica in merito, e l’importanza e la credibilità che si conferiscono, ad esempio, a Greta Thunberg; allo stesso tempo non vengono però messi in discussione quelli che sono i veri punti fondamentali alla base dell’inquinamento, come ad esempio i trattati di libero scambio. Non c’è nessuna politica volta alla limitazione dei flussi commerciali tra contenenti. Per quale motivo non viene messa in discussione la globalizzazione che è la prima causa di inquinamento nel mondo? Il problema non è il motorino nella città, e tutte le statistiche lo dimostrano. Perché non mettiamo in discussione questa società iper-consumistica, che tra l’altro non fa che spingere a consumare di più?»