di Gabriele Rizza

La strategia del governo sulla obbligatorietà “non scritta” del vaccino sta portando i suoi frutti: nella giornata di ieri il ministro Roberto Speranza ha dichiarato su Twitter che sono 10 milioni i green pass scaricati negli ultimi tre giorni. Considerando che a seguito della prima dose il green pass arriva dopo quindici giorni, ci si aspetta un balzo molto più netto durante i prossimi giorni di agosto.

Secondo una frangia del governo, le attuali regole del green pass non bastano a garantire sicurezza e sufficiente copertura vaccinale. Non basta indurre gli indecisi a vaccinarsi attraverso la negazione del tempo libero, come ristoranti al chiuso e musei, ma bisogna intervenire sui luoghi di lavoro – come già sollecitato di recente dalla Confindustria – rendendo obbligatorio il green pass per stare sul posto di lavoro. Tradotto: occorre il certificato verde per lavorare. Il governo non si è sentito ancora di varare un regolamento così restrittivo e – per il momento – si è limitato a rendere il vaccino obbligatorio per le mense aziendali. I sindacati si sono divisi, a tuonare contro il provvedimento è il sindacalista più famoso d’Italia, Maurizio Landini, segretario della CGIL:” Fabbriche e uffici sono stati mesi in sicurezza, è inaccettabile punire chi non ha il certificato. Le mense aziendali non possono essere equiparate ai ristoranti”. A tuonare contro il sindacalista è gran parte del governo, che però si limita alle solite risposte religiose in voga nelle ultime settimane: Landini fomenta i no- vax.

La questione è complessa, e non si può cadere ancora nella faziosità ultras dell’una o dell’altra campana. Il lavoro merita non essere usato come spot, ma di essere oggetto di riflessione e sensibilità, per una volta. Se da una parte la preoccupazione del governo è lecita, lo è anche quella di molti lavoratori, si parte dalle mense, si andrà oltre, come auspicato da Confindustria? In questo caso non si tratta di impedire senza green pass attività da tempo libero ma di lavorare, che è anche sopravvivere. Ci si domanda se è lecito sospendere senza stipendio un dipendente, obbligarlo a vaccinarsi perché l’alternativa è restare senza lavoro, o senza possibilità di sfamare i propri figli.

Vaccinarsi è la cosa più giusta da fare e il governo ha il diritto per preparare le proprie strategie per accelerare la campagna vaccinale, ma eticamente, uno Stato non si può permettere di indurre i cittadini ad un comportamento per paura di essere tagliato fuori dal proprio lavoro. Nemmeno per la causa più giusta del mondo.