di Daniela Buonocore

Nella fascia temporale che va dalla Preistoria fino ai giorni d’oggi, abbiamo avuto una visione sterile e distorta della realtà in merito alla figura femminile, apparsaci il più delle volte sottomessa all’autorità maschile. In realtà sono molte le donne che vengono ricordate proprio per il loro potere e per la loro determinazione. Basti pensare all’imperatrice Cleopatra che ha regnato con saggezza, alla combattente Giovanna D’arco che ha difeso le sue idee con tenacia e fermezza, o all’educatrice Maria Montessori che ha dimostrato la sua grande personalità trasmettendola ai bambini. Va pertanto sottolineato che le donne sono state il più delle volte sottomesse per pensieri, culture e tradizioni ma nonostante tutto, il ruolo femminile ha saputo difendersi nel tempo tanto che, in un discorso, non del tutto femminista, si potrebbe addirittura affermare che fin dalle primissime società, la donna per fecondità e per esaltazione fisica di ventre, fianchi e seno, è stata spesso venerata come una dea, fino ad essere rappresentata come tale, nel famoso quadro di Botticelli. Ovvio che, per i lavori di agricoltura e caccia, dove si necessitava per forza maggiore di forza fisica, l’immagine maschile predominava su quello femminile che si uguagliava apportando un carico di lavoro (meno pesante), ma sicuramente maggioritario rispetto all’uomo. La donna infatti si è sempre occupata della gestione familiare, della cura e della pulizia della casa e dei figli, della loro crescita formativa e del benessere del gruppo a cui apparteneva. Nella società egizia la donna fu considerata pari all’uomo soltanto nelle classi sociali più elevate ed in termini di leggi erano altrettanto responsabili delle loro azioni così come gli uomini. Qualcuna poteva occuparsi anche del territorio così come fu fatto dall’imperatrice Cleopatra, una donna con una visione politica lucida e strategica temuta dalla Repubblica Romana, ancora oggi considerata come la sovrana più conosciuta dell’antico Egitto. Ma le donne nella storia si sono distinte anche per le loro capacità intellettive come Ipazia d’Alessandria, una matematica astronoma, maestra di pensiero sfrontata e carismatica che vanta a suo nome di innumerevoli scoperte del moto degli astri. Ella si rivolgeva con tenacia ai potenti e non aveva paura di apparire alle riunioni degli uomini, i quali, spaventati dalla sua straordinaria saggezza, iniziarono ad accendere un’insana invidia che ben presto entrò anche nella mente del vescovo Cirillo che ne provocò la morte facendola aggredire, denudare e dilaniare per poi far bruciare sul rogo il suo corpo. In tempo romano invece, Ortensia, fu il simbolo dell’emancipazione femminile, fece la sua comparsa nel “Foro”, luogo prettamente maschile, con un lungo discorso che costrinse il Triumvirato, a tassare soltanto 400 donne pretendendo così il resto del patrimonio dagli uomini i quali volevano che il contributo fosse tutto a carico del sesso femminile. Nel Medioevo la nascita di una bambina, veniva rappresentata quasi come una sciagura. La maggior parte di esse, venivano chiuse in casa o destinate ai conventi ma anche in quest’epoca ci fu una figura fondamentale che ancora una volta mostrò la grandezza femminile: si tratta di Matilde di Canossa la quale si schierò completamente dalla parte del Papa e donò tutti i suoi possedimenti allo Stato Pontificio Con il passare del tempo la figura femminile prese sempre più piede e nel corso del Rinascimento, vi erano “ le ribelli” che facevano di tutto per affermarsi anche in ambienti prettamente maschili, come Artemisia Gentileschi, una delle poche donne riuscite ad entrare nella storia dell’arte italiana e europea che pur di dimostrare la sua bravura artistica, si sottopose a violenze fisiche come lo schiacciamento dei pollici, diventando simbolo di ribellione al potere maschile e dando inizio al femminismo  che prese forma  nella seconda metà dell’Ottocento, con l’acquisizione del diritto di voto. La parità dei sessi però non fu effettiva. La donna poteva lavorare come l’uomo ma con orari estenuanti e paghe minime, risultava quindi difficile la cura della casa e dei bambini. Con il fascismo, le donne tornarono ad essere considerate unicamente nel ruolo di mogli e di madri e lo stato ostacolava qualsiasi tipo di attività diversa dal progetto del matrimonio. Con la seconda guerra mondiale, il lavoro femminile venne nuovamente preso in considerazione ma ben presto con il rientro degli uomini dal conflitto, la visione mondiale tornò ad essere bigotta. La storia ricorda infatti la tragedia accaduta nel 1908 quando le operaie dell’industria tessile, “Cotton” di New York, rimasero uccise da un incendio perché intenzionate a far valere i loro diritti. Nel 1947, con l’approvazione della Costituzione Italiana, si sancì la piena uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, si stabilirono gli stessi diritti e la stessa retribuzione a donne e uomini in termini lavorativi, ma la vera parità, fu ottenuta soltanto dopo anni di dure lotte da parte delle donne e nel 1963 fu approvata la legge che ammetteva anche alle donne di partecipare ai concorsi per la magistratura e si vietava il licenziamento a causa del matrimonio. Nel ‘75 fu varata la riforma sulle disposizioni predominanti del marito sulla moglie. Oggi le donne sono riuscite ad ottenere una grande emancipazione e una forte parità di diritti e di uguaglianze, eppure la discriminazione è ancora alta. Ci sono molti lavori proibiti alle donne perché considerati deboli, per esempio in Russia le donne non possono guidare i treni, in Argentina non possono né produrre, né fare uso di alcolici, in alcuni paesi del mondo hanno il divieto di essere titolari di aziende, in alcuni paesi dell’Africa  non possono lavorare di notte e ne tantomeno se hanno il ciclo mestruale. Ci sono luoghi inoltre dove la cultura e la religione negano completamente la femminilità, come quelli appartenenti nel Medio Oriente, principalmente nelle regioni dell’Afghanistan e del Pakistan costrette ad indossare il burka. È anche vero che nonostante tutto, molte sono le donne che ancora oggi non hanno coscienza delle proprie capacità ed ecco che l’8 Marzo diventa così una festa di piazza, un ritrovo per donne che aspettano un intero anno per  una serata di sballo. Essere donna vuol dire combattere per la propria autonomia, per il bene di se stessa con coraggio e tenacia  così come accade oggi in  Ucraina, dove le donne si aggrappano alla vita per far sì che questa possa essere migliore in futuro.