di Giorgia Scataggia

Dicembre è quel mese dell’anno in cui tutto si riveste di un’atmosfera magica, quel periodo in cui, ancora di più, amiamo avvolgerci nel calore delle nostre famiglie. Alcune di queste, però, trascorreranno il Santo Natale senza i sorrisi dei propri figli. Il 15 dicembre di 5 anni fa, all’età di 10 anni, Il piccolo Jacopo veniva strappato dall’affetto di sua madre, Giada Giunti, la quale non vede il viso di suo figlio ormai da due anni. La sua colpa è stata quella di aver denunciato le violenze dell’ex marito, il quale ha reagito con una falsa denuncia di abbandono di minore e con la richiesta di casa famiglia per il bambino. Successivamente alla denuncia, è stato aperto un procedimento dal Tribunale dei Minori, il quale ha definito come “simbiotica” la mamma. Da quel momento è iniziato l’incubo di Giada, fra relazioni false degli assistenti sociali, denunce in codice rosso archiviate e la beffa di vedere affidato il figlio all’ex marito, definito violento e pericoloso dagli stessi Tribunali. Ormai da due anni, il padre del bambino ha negato completamente al piccolo la possibilità di avere un rapporto con la madre, la quale non è libera nemmeno di fargli un regalo. I doni, infatti, vengono tutti direttamente cestinati ed i corrieri presi a male parole da un uomo narcisista, in guerra contro la ex moglie che ha osato ribellarsi, spalleggiato da un sistema che, evidentemente, necessita di essere epurato da quella parte di personale tecnico che non sa svolgere adeguatamente il proprio lavoro, quando non è addirittura corrotta.
“Mi è stata sospesa la responsabilità genitoriale perché dicono che le mie denunce sono strumentali” ha raccontato Giada. “Ci dicono di denunciare, denunciare sempre le violenze. Poi denunciamo e ci tolgono i figli. Io so che prima o poi questa storia finirà. Ma chi restituirà a me ed a mio figlio questi 5 anni di inferno? Io non sto vivendo. Ricomincerò a vivere quando riavrò mio figlio. Ora sono qui e sogno il miracolo di Natale.”
Questa è la storia di Giada, ma anche di tante altre mamme e papà, colpiti da un’ingiustizia chiamata rapimenti di Stato.