di Daniela Buonocore

Ancora un caso di violenza sulle donne, ancora storie di uomini che non accettano l’idea di separarsi dalla propria compagna.
La donna diventa un oggetto e come tale è costretta a sottostare alle imposizioni del compagno per non essere, così come accade nelle peggiori delle ipotesi, giustiziata. Mercoledì mattina, a Samarate (VA), i cittadini del luogo sono stati scossi dall’ennesimo femminicidio, compiutosi nella villa di appartenenza dei coniugi Maya. Il marito e carnefice, Alessandro Maya, geometra di 57 anni, ha colpito la moglie Stefania Pivetta, casalinga 56enne, insieme a sua figlia Giulia di 16 anni. Successivamente ha ferito in modo grave anche il figlio Nicolò di 23 anni, che attualmente è ricoverato in pessime condizioni presso l’ospedale di Busto Arsizio. Tutti e tre sono stati colpiti ferocemente con un martello, i due figli mentre dormivano nel letto e la donna mentre si trovava sul divano. Dopo il macabro gesto, il 57enne avrebbe tentato di suicidarsi e attualmente si trova piantonato dalle forze dell’ordine nell’ospedale di Varese. I vicini raccontano di aver trovato l’uomo seduto sulla soglia di casa seminudo, che chiedeva aiuto ai passanti con il corpo completamente ricoperto sangue. Manuela e sua figlia Chiara, residenti a pochi passi dall’ abitazione del delitto, vedendo l’uomo in quelle condizioni, hanno immediatamente avvertito l’ambulanza e allertato le forze dell’ordine. Le donne hanno poi raccontato che l’uomo, con molta calma, ha dichiarato fin da subito di averli uccisi tutti. Alla base del folle gesto c’è sempre la stessa ragione: la volontà della moglie di separarsi dall’uomo che invece rifiutava di farsene una ragione. La donna, infatti, poco tempo prima aveva chiesto una consulenza sulla separazione presso un avvocato e in precedenza aveva già espresso la sua determinata posizione in merito alla sua separazione; anche attraverso i social aveva esternato la sua voglia di libertà: “la paura di perdersi fa perdere momenti preziosi della nostra vita”, questa è una delle frasi scritte da Stefania Pivetta che cercava di sostenere tutte quelle donne che non hanno il coraggio di lasciar andare il passato. Nulla però faceva pensare ad un gesto tanto folle da parte del marito, non vi sono denunce precedenti di violenza, nè testimonianze di liti, neanche da parte dei vicini, che descrivono i coniugi come persone molto riservate e cordiali. L’uomo, titolare di uno studio sul Naviglio Pavese, offriva consulenze nella progettazione degli spazi commerciali per il settore “food and beverage”, i figli vivevano una vita serena e Nicolò aveva da poco preso il brevetto di volo.
Come sempre ci si augura che situazioni come queste possano andare pian piano diminuendo. La legge italiana dovrà essere modificata affinché i casi di violenze sulle donne vengano tempestivamente fermati prima di diventare femminicidio, urgono maggiore tutela e protezione.