di Daniela Buonocore

Una tragedia incredibile quella avvenuta ieri sulla Marmolada, quando un grosso seracco di ghiaccio, staccandosi, ha provocato sotto Punta Rocca un’enorme valanga velocissima, seguita da un boato che si è avvertito anche a grande distanza. La valanga che ha travolto varie cordate coinvolgendo anche il percorso della via normale, è avvenuta nel tratto che porta da Pian dei Fiacconi a Punta Penia. Il dramma avvenuto in alta quota, conta provvisoriamente già 5 vittime e 8 feriti che sono stati soccorsi e poi trasportati con gli elicotteri nei vari ospedali, esattamente 2 all’ospedale di Belluno, 5 a quelli di Trento e 1, il caso più grave, all’ospedale di Treviso. Seguiti dal pronto soccorso alpino di Trentino e Veneto, hanno ricevuto i primi soccorsi mentre gli operatori si trovano ancora in azione sul posto. Purtroppo al momento il numero degli alpinisti coinvolti non è ancora definito, così come non è chiaro l’entità di rischio di nuovi distacchi, pertanto si sta provvedendo ad effettuare una bonifica dell’aria con la Daisy Bell. La provincia di Trento ha dato notizia che numerosi elicotteri stanno attualmente sorvolando ed ispezionando ogni parte dell’area interessata. È stato allestito anche un punto medico avanzato a Canazei da dove partono tutte le operazioni di salvataggio e, nel frattempo, è stata attivata l’unità di crisi all’ospedale Santa Chiara di Trento. Ma i disastri si possono e si devono prevedere, “bisogna adattarsi ma soprattutto prevedere i rischi che i cambiamenti climatici possono apportare al nostro pianeta”. Questo è quanto dichiarato dal Presidente di FareAmbiente, il professor Vincenzo Pepe, il quale afferma che la passione degli alpinisti deve necessariamente conciliarsi con una buona capacità di adattamento per la prevenzione, specialmente per chi si avventura in escursioni montane. Ancora più importante è prevenire, attraverso l’informazione e quelli che sono i canali di sensibilizzazione i cambiamenti climatici e alle loro eventuali conseguenze, il disastro prima che avvenga. Il prof Pepe spiega che attualmente viviamo in un periodo di forte alterazione climatica con temperature alte e presenza di pioggia, ma non di neve, a 3400metri. Ciò comporta pertanto anche un cambiamento di stile di vita e delle rotte che gli escursionisti dovranno affrontare. “Bisogna creare una cultura che inizi dalle scuole, un insegnamento basato su quelle che sono le regole fondamentali per conoscere, prevenire e nel caso anche soccorrere ogni tipo di cambiamento e pericolosità che l’ambiente possa presentare”. Con queste parole chiare Pepe conclude il suo intervento a TGCOM24, lanciando un forte grido di sensibilizzazione perché si reintroducano, all’interno delle scuole, quella che era un po’ la nostra vecchia educazione civica. La scuola deve formare menti improntate sull’ambientalismo e sulla transizione ecologica.