di Gabriele Rizza

Grazie anche al vaccino, Pfizer ha macinato più di 15 miliardi di utili nell’ultimo anno. Non è di per sé roba da far gridare allo scandalo: è una società privata, che investe, fa ricerca e si accolla i rischi d’impresa. Le sue azioni in borsa hanno invece subito un calo a seguito della dichiarazione del Presidente USA, Joe Biden, di sospendere il brevetto di proprietà intellettuale del vaccino a Rna messaggero, tecnologia inedita quanto rivoluzionaria. Una decisione, quella della Casa Bianca, che ha già diviso il mondo in due blocchi: da una parte c’è chi ha accolto con favore l’annuncio di Biden, ossia nazioni europee come Italia, Francia e Spagna, poi la Russia e i paesi africani e del sud – est asiatico, come l’India; dall’altra ci sono i contrari, e quindi Big Pharma (che quanto a potere è da considerare alla pari di uno Stato), la Germania (in cui guarda caso ha sede BioNtech, socia di Pfizer) e l’Agenzia del farmaco europea, l’Ema.

Chi è a favore della sospensione dei brevetti vede l’opportunità di accelerare la produzione, concludere prima la campagna vaccinale e aiutare i paesi più poveri. Chi è contrario sostiene che non ci sarà affatto una maggiore produzione, che è già satura in quanto ci sono già accordi tra case farmaceutiche, e che ci sarebbe il rischio di mettere tecnologie avanzate in mani sbagliate, si pensi alla Cina e all’India o ad aziende che non potrebbero offrire standard qualitativi consoni. Inoltre, c’è il nodo dei costi di somministrazione, secondo Big Pharma distribuire un vaccino costa il doppio di produrlo.

Eppure, la questione sarà lenta: le tappe per discutere la “possibilità” di sospendere i brevetti passerà da Roma il 21 maggio, durante la Conferenza mondiale sulla sanità, il G7 a giugno e il G20 dopo l’Estate. Tutto mentre la pandemia non aspetterà la geopolitica e il tornaconto economico, proprio ciò che ancora una volta hanno dimostrato di fare gli Stati, trarre vantaggi e profitti, si pensi allo scontro USA – Russia o Germania – Astrazeneca. Era invece l’occasione di dimostrare che l’uomo, attraverso la propria organizzazione sociale che ha il valore più alto e comunitario nella politica, può ancora prendere le redini di un mondo affidato a multinazionali senza patria se non il danaro e andare oltre le regole de libero mercato se in gioco ci sono le vite, il lavoro e il diritto d’istruzione.

La questione non è se essere a favore della sospensione o meno dei brevetti, bisogna chiedersi perché non è stata un’opzione valutata e attuata fin dal principio. Tutti i cittadini hanno abbracciato una normalità alterata, di privazioni sociali, educative e materiali, potevano e devono farlo anche le nostre Istituzioni, gli Stati, le grandi imprese: anche per loro potevano e devono cambiare le regole, per una volta non a loro favore, ma a favore dei popoli.