di Daniela Buonocore

La guerra tra Ucraina e Russia sta assumendo uno scenario sempre più apocalittico. Non bastano le scene di violenza e di morte alle quali sono sottoposti i cittadini ucraini, ma a peggiorare il contesto catastrofico c’è ora denuncia da parte delle donne ucraine violentate, aggredite e addirittura impiccate dai soldati russi. Le violenze subite possono essere a stento
raccontate. Molte di loro, che non riescono a denunciare l’accaduto, per la vergogna si uccidono o, ancor peggio, vengono spinte al suicidio da parte dei militari stessi. Le stesse parlamentari ucraine hanno raccontato questo ulteriore scenario di guerra durante una visita a Westminster, sottolineando
che Kiev e le sue periferie di Bucha e Irpin sono il teatro delle aggressioni, poiche’ si tratta di posti nascosti e di terre bombardate.
La vicepremier ucraina Olga Stefanyscina, ha ribadito le accuse di genocidio contro la Russia, storie orribili di violenze, suicidi e impiccagioni che
verranno sottoposte all’accusa come crimini di guerra.
I pubblici ministeri attualmente hanno avviato 2000 indagini a carico delle truppe russe con l’accusa di stupro e omicidio, giudicabili penalmente. L’attivista irachena Nadia Murad ha sottolineato come ogni tipo di conflitto conduca inevitabilmente a violenze nell’ambito femminile, poiché ragazze e donne sottoposte allo sfollamento forzato, vittime di miseria e di disperazione vengono esposte a violenze sessuali, ovviamente inaudite e ingiustificate. Eppure, proprio pochi giorni fa, pur non avendo
ancora alcuna indicazione in merito, Murat, proprio sulla base della conoscenza del fenomeno, aveva deciso di mobilitarsi per prevenire gli stupri,
piuttosto che curarne le conseguenze, richiedendo la sensibilizzazione sul fenomeno tra  rifugiati, operatori umanitari e paesi ospitanti. Invece, esattamente dopo tre giorni dall’appello, sono già arrivate le prime denunce. Questo tipo di violenza è inaudito e i responsabili non dovranno restare impuniti.