di Stefano Sannino

Da secoli il colore dei nostri vestiti rappresenta chi siamo: status sociale, discendenza nobile, umore, carattere: sono tutti elementi della nostra storia e della nostra personalità che gridiamo al mondo con l’utilizzo di abiti colorati. Ma quanto costa questa nostra libertà d’espressione?

In termini ambientali, si sa, la moda è sempre al centro del mirino critico a causa dei processi di produzione spesso non compatibili con la nuova sensibilità ecologica sviluppatasi negli ultimi anni. Sotto i riflettori delle critiche, la tintura – quel processo cioè con cui il colore dei tessuti viene cambiato attraverso un bagno liquido con i coloranti – di cui si parla, ma le cui verità non sempre vengono ben ben raccontate e spiegate. 

Il problema principale con la colorazione dei capi di abbigliamento, non è solo l’impatto ambientale prodotto dalle tinture chimiche, ma anche e sopratutto lo spreco di acqua utilizzata per il processo di tintura, che dopo l’utilizzo viene rilasciata in bacini idrici, andando ad inquinare l’ambiente in maniera irrimediabile. 

La forte sensibilità contemporanea all’ecologia non può più tollerare un simile comportamento nella produzione di ciò che indossiamo: ecco allora che dalle stesse aziende produttrici si sta levando non solo un grido di allarme, ma anche un grido di risposta. È il caso dell’azienda Tonello, specializzata dal 1981 in macchinari per la tintoria, i finissaggi e trattamenti speciali che ha compreso come sia possibile “nebulizzare prodotti performanti senza sprecare acqua” e addirittura come, grazie ad un nuovo macchinario, è possibile creare delle tinture perfettamente naturali con bacche, foglie, radici e più in generale, tutte quelle parti delle piante o dei loro prodotti che hanno fatto la storia della moda prima della nascita della produzione chimica. 

Fantastico, non è vero? Ma i costi?

Le aziende del settore che propongono questo cambiamento affermano che è possibile abbattere i costi di una produzione completamente green grazie al risparmio sull’acqua e sulla manutenzione dei macchinari per il suo impiego: insomma, non solo sarebbe possibile prendere dalla natura, in giusta misura, ciò che ci serve per avere un minor impatto ambientale, ma questo processo ci costerebbe esattamente come quello attuale.

Ma, per restare in tema, non può essere tutto rosa e fiori: il problema principale, allora, non è tanto la produzione quanto la progettazione del capo. Purtroppo, molti stilisti lavorano ancora con la mentalità del “produrlo ad ogni costo”, senza preoccuparsi dell’impatto che il capo – e sopratutto la sua lavorazione – avrà sul mondo. Questo però non è un ostacolo insormontabile, eanzi, potrebbe davvero essere la rivoluzione green che stavamo aspettando. Quando gli stilisti cambieranno il loro modo di progettare, partendo già dall’idea di dover lavorare con tessuti prodotti in un certo modo e tinti naturalmente, allora la produzione della nuova moda potrà davvero avere inizio e la rivoluzione sarà compiuta. 

Intanto, non ci resta che attendere, e guardare con curiosità e favore alle iniziative delle aziende come la vicentina Tonello, senza preoccuparci troppo dei costi di una lavorazione green: dopotutto, siamo passati ad una produzione chimica solo negli ultimi anni della nostra storia e guardare al passato, in questo caso, non potrebbe solo essere una svolta economica, ma anche etica e morale.