di Gabriele Rizza

La politica appassiona, ancor di più quando è accompagnata dalla cronaca. Il caso di Luca Morisi, ex social media manager della Lega e ai vertici della comunicazione del segretario Salvini e del partito, occupa le prime pagine dei giornali e i titoli dei telegiornali. Il vizio è sempre lo stesso: c’è chi coglie la palla al balzo per trarne giovamento politico, senza curarsi che quella di Luca Morisi è una vicenda tutta privata e dove non è stato riscontrato alcun reato. Tutto inizia ad agosto, quando due giovanissimi romeni vengono fermati ad un posto di blocco dopo esser stati ad una festa a casa di Morisi, con sé portavano una piccola quantità di cocaina e un flacone contenente un liquido della cosiddetta “droga dello stupro”. La procura non ha preso in considerazione il reato di spaccio a carico di Morisi, ma una semplice cessione privata, tanto che l’analisi del flacone è stata rimandata di alcuni mesi proprio perché il caso non è considerato una priorità.

Poiché però i fatti e la realtà passano sempre dal filtro dei media, il caso ha assunto le forme di un terremoto: Salvini collabora con gli spacciatori, con tutta l’ironia sulle battaglie anti- droga del leader leghista. C’è sempre il solito difetto importato dagli Stati Uniti di non slegare mai fatti privati da fatti pubblici, sia chiaro: chi ha l’onore di essere onorevole ha l’onere di stare nell’occhio del ciclone, ma come per tanti altri casi capitati a destra e sinistra, proprio non si riesce a fare a meno dell’arte tutta italiana dell’avvantaggiarsi con ogni messo sull’avversario politico. Suona quindi fuori dal coro la reazione di Matteo Salvini (in realtà l’uscita pubblica dell’indagine era nell’aria da qualche giorno), che dopo un anno di confusione tra green pass, vaccini e governo Draghi, va oltre la convenienza e abbraccia il fatto per quello che è, una grandissima caduta umana, debolezza, irresponsabilità. Come ha dichiarato il leader della Lega a Telelombardia: “Se ha sbagliato utilizzando personalmente, non vendendo, sostanze che io combatterò finché campo, la giustizia farà il suo corso. Ogni droga è morte e va combattuta, sono contro ogni forma di legalizzazione ma in un Paese civile prima di sputtanare qualcuno, si aspetta che sia la giustizia a fare il suo corso. Se Luca ha sbagliato sarò il primo a chiedergli: perchè? Io non mi sono mai permesso di commentare le vicende del figlio di Grillo, dei parenti di Conte o di qualcuno della sinistra mi fermo, sono vicende private”.

Di certo, Matteo Salvini avrebbe fatto una pessima figura a scaricare un compagno di lunga data che ha tanti meriti per le fortune del segretario del carroccio, tuttavia in un Paese politicamente cinico come il nostro, tendere la mano ad un amico riconoscendo una debolezza personale, senza dare colpe o difendere a spada tratta per convenienza, è un bagliore di normalità e responsabilità, una strada che Salvini deve riprendere per riprendersi la leadership del centrodestra. Senza badare a sondaggi come a volta ha fatto, ma badando alle proprie idee e valori.