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venerdì, 2 Dicembre, 2022

QUATTRO CAPOLAVORI NELLA PALUDE DEI BENI CULTURALI

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di Pantalone

Iniziamo dal quarto capolavoro, di queste ore, un’incompiuta. Il decreto legge aiuti-ter, approvato dal
Consiglio dei Ministri il 16 settembre (Governo Draghi, ministro Franceschini), all’art. 40 prevedeva che Ales
Spa, società del Ministero della cultura, applicasse la clausola sociale ai lavoratori (li assumesse) in caso di
subentro nelle concessioni o nelle gestioni dei musei, dei parchi archeologici e degli altri luoghi della
cultura. Il testo approvato dal Senato il 20 settembre non la contiene, e non è nel testo in gazzetta ufficiale.
Espunta, ci riferiscono, per l’insufficiente identificazione e quantificazione degli oneri che la norma avrebbe
comportato a carico della finanza pubblica.

Visto che la stagione delle concessioni bipartisan (a cooperative e a pochi ma influenti soggetti) in proroga
da 25 anni volge al termine, anche per I pressanti appelli dell’ANAC, dopo avergli fatto spolpare le pietre del
popolo, come gli oltranzisti della gestione statale definiscono il patrimonio culturale, lo Stato ne avrebbe
assunto non solo i lavoratori impegnati nelle concessioni e nelle gestioni, ma anche tutto il personale
amministrativo e logistico delle cooperative e delle imprese che le gestiscono. Insomma, tutti statali, e
come al solito, a Pantalone i costi, mentre a pochi e bipartisan i profitti.

Storia delle impantanate concessioni museali
Istituite con la Legge Ronchey nel 1997, dopo la prima aggiudicazione bipartisan a cooperative e pochi
selezionati operatori, sono scadute e sempre prorogate (in realtà riaffidate illegittimamente, poiché la
proroga è la prosecuzione di un contratto alle stesse condizioni, ma in quelle prosecuzioni sono cambiate e
di molto le prestazioni, tutte a vantaggio dei concessionari).
Il primo capolavoro di questo pantano è del 1997. L’art. 14 del decreto legge 159/97 (Governo Prodi I,
ministro Veltroni) prevede che le allora vigenti concessioni fossero prorogate per legge, fino
all’aggiudicazione delle nuove gare. In sostanza, I concessionari in carica avrebbero continuato a fare
grandiosi profitti (una concessione prorogata annualmente ha solo la parte ricavi, senza la parte
investimenti che il concessionario garantisce in gara) fino a quando…. una gara non sarà aggiudicata. Si è
ampliata così la valanga di ricorsi, pretestuosi e non, che hanno portato all’annullamento di quasi tutte le
gare di concessioni bandite negli ultimi 25 anni.
Nel 2014 Franceschini giura da ministro dichiarando di essere alla guida del più importante ministero
economico, poi firma l’accordo con Consip per far bandire alla più qualificata stazione appaltante nazionale
le gare per le concessioni. Chi mai potrà colpire e affondare le sue gare? Invece, le poche gare bandite sono
state quasi tutte impugnate e annullate, due volte quella del Colosseo: i concessionari in carica non
mollano. Nel frattempo si compie il secondo capolavoro: l’articolo 2 della legge 120/2020 (Governo Conte
II, ministro Franceschini) del decreto semplificazioni, senza nulla semplificare in materia, impone il tempo
massimo di sei mesi per l’aggiudicazione delle gare. Nessuna gara complessa come una concessione
museale (ma anche dei servizi integrati di energia per ospedali e uffici e altre importanti gare) potrà più
essere bandita.
Infine, il terzo capolavoro, la sentenza della Consiglio di Stato del novembre 2021 (Governo Conte II,
ministro Franceschini) ritiene illegittime tutte le concessioni (si badi bene, solo quelle balneari, perché i
concessionari e le loro famiglie votano, mentre i musei, i quadri e le statue no) non affidate a gara e
dispone che le gare siano aggiudicate entro il 31 dicembre 2023.

Il quadro è completo, si proclama e si sentenzia che le gare per le concessioni debbano essere bandite e
aggiudicate e poi lo si impedisce (con la legge sulla tagliola dei sei mesi), garantendo così la prosecuzione
delle concessioni ai gestori. I contribuenti ne pagano un costo colossale perché oltre al mancato sviluppo
del più importante comparto economico nazionale, ai costi fuori mercato delle gestioni pubbliche e delle
concessioni in proroga da 25 anni, si prepara la procedura di infrazione comunitaria anche per le
concessioni museali.

È in gioco anche il modo di intendere l’incipit dell’articolo 1 della Costituzione, tra la visione di sinistra che
lo interpreta ritenendo che lo Stato debba creare posti di lavoro e la visione liberale che sostiene che il
lavoro lo crei l’Impresa. I risultati sono evidenti, dal dopoguerra l’esplosione dellla burocrazia creò posti di
lavoro, ma oggi è diventata un vincolo alla competitività, oltre ad essere un costo insostenibile. Ecco altre
tre paludi: scuole e ospedali sono diventati posti di lavoro, anziché i luoghi dove formare i Cittadini e curarli,
le Università sono diventate dei feudi dove pochi baroni cacciano all’estero i meritevoli e premiano i
mediocri e fedeli, i luoghi della cultura sono posti di lavoro e non il nostro patrimonio da valorizzare per
manutenerlo e per sviluppare un turismo di qualità.

La nuova stagione nazionale, nata dalla svolta elettorale del 25 settembre, può essere la stagione delle
bonifiche delle quattro paludi nazionali: scuola, università, ospedali e beni culturali. Per questi ultimi basta
poco, è sufficiente raddoppiare il vincolo dei 6 mesi per le gare complesse delle centrali di Committenza
come Consip, sbloccando così numerose altre importanti opportunità per le Imprese.

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