di Angelo Portale

Marco 12, 38-44

Gli scribi giudicati da Gesù

 38Diceva loro mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave». 

L’obolo della vedova

41E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. 42Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. 43Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

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Di fronte al Vangelo di questa domenica la prima domanda che forse possiamo farci è: le ricchezze, le possiedo oppure sono posseduto da esse? In un altro Vangelo, Gesù afferma: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Gesù utilizza il verbo “servire”, possiamo quindi riformulare tale affermazione e chiederci: i soldi sono a mio servizio o sono io a servizio dei soldi? Le ricchezze sono utili, cioè servono-per. Non sono più ricchezze, ma idolatria, quando nel cuore c’è avarizia insaziabile.
Attenzione, qui non si sta demonizzando il denaro, che nella realtà è essenziale per vivere, ma solo volerlo collocare al giusto posto nella nostra scala gerarchica valoriale. Il denaro è uno strumento e serve per amare noi stessi e gli altri. Non altro. Quando in qualche modo si mette in mezzo nelle relazioni, e genera divisioni, rancori, cattiverie, risentimenti, ecc., non lo stiamo usando come strumento per amare ma gli stiamo dando un valore fine a se stesso. Il valore autentico di esso non può essere solo la sua quantità posseduta, né il suo potere di acquisto, ma il suo uso: amare oppure no.
La donna del Vangelo è poverissima ma non è posseduta dal denaro. Anzi, possiede solo quel che gli rimane per vivere e, ciò malgrado, dà via tutto quel che ha.
Gesù osserva il come la folla gettava le offerte nel tesoro del tempio, guarda non la quantità ma la qualità. La vedova ha gettato quanto aveva per vivere, cioè tutto. Gli scribi e i farisei invece amavano l’apparenza e usavano le cose di Dio per i propri scopi e la propria immagine. Il Vangelo porta un forte contrasto nell’usare il termine apparenza legato a questi personaggi e nell’usare il termine vita legato alla vedova. La ricchezza degli scribi è basata sull’apparenza, quella della vedova sulla vita: dà tutto quello che aveva per poter vivere. Lei è veramente ricca perché è capace non solo di dare ma di dare tutto, la vita.
Chi è veramente ricco chi ha tanto o chi è capace di dare tutto?
Una delle fonti delle nostre infelicità è che non siamo capaci di dare tutto. Siamo capaci di dare un po’, o il superfluo, oppure molto, ma tutto?
Gli scribi e i farisei amavano l’apparenza, il passeggiare in lunghe vesti per essere visti, riconosciuti, apprezzati. Un proverbio afferma «Guardati da chi vuol essere guardato». Egli non ha un centro in sé, non risiede in sé stesso, non ha una sua identità, non vive in se stesso ma nell’apparenza e perciò non sarà capace di amarti. Il narcisista non è capace di amare non solo gli altri ma neanche se stesso. Ed in effetti egli non ama se stesso ma l’immagine di sé.
Noi diventiamo quel che amiamo.
Tu cosa ami?