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venerdì, 12 Aprile, 2024

PERCHÈ LA SINISTRA HA ABBANDONATO LA CAUSA PALESTINESE

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di Gabriele Rizza

L’Italia, almeno nell’azione politica e internazionale, è da sempre stato un paese filo- arabo e vicino alla causa palestinese. Non ingannino le dichiarazioni di facciata, l’alleanza stretta e storica con gli USA: ai tempi della prima Repubblica lo stivale riusciva a ricamare una sua politica estera “furba”, sottotraccia e sul filo del fuori gioco, seppur non autonoma. Inutile elencare tutte le mosse degli anni ’80, come la crisi della Sigonella, ci basta una dichiarazione dell’ex capo della Cia in Italia, Vincent Cannistraro, rilasciata al Corriere della Sera nel 2009, dove svela che gli americani non avevano avvisato il governo italiano dell’operazione contro la Libia proprio per il timore che Roma potesse mettere in allarme Tripoli: “Alla Casa Bianca non amavamo Andreotti, temevano che facesse gli interessi libici, ci sembrava troppo vicino a Paesi arabi a noi ostili”. Eppure, l’Italia nell’ultimo decennio ha dilapidato un vantaggio nelle relazioni con tutto il mondo mediterraneo, dalla Libia nel 2011, alla richiesta di aiuto ai servizi segreti turchi per liberare Silvia Romano, fino alla gestione del caso dei pescatori siciliani sequestrati in Libia per ripicca verso il doppiogiochismo di Di Maio e Conte.

Quindi, se sul fronte politico italiano la causa palestinese è stata sempre sostenuta senza proclami dall’azione governativa, sul piano dell’ideologica politica la causa è stata sostenuta dal PCI e in parte del PDS, e da una certa cultura di destra più sociale che liberale. Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un cambiamento interno alla sinistra riguardo la Palestina: la sinistra istituzionale del PD e di Leu, più quella culturale dei Saviano, Boldrini, Bonino, Augias e tanti altri, ha taciuto o sostenuto apertamente Israele – guardare i post su Facebook di Saviano per credere – alla pari dell’area liberale, di centrodestra o centrosinistra che sia. È solo uno dei tanti cambiamenti interni culturali e politici della sinistra, sempre più americana e meno europea, sempre più per i desideri e meno per i diritti, per il costume e meno per il lavoro. La sinistra di oggi è liberale in politica e liberal nella società, in preda al politicamente corretto. Sostenere la causa palestinese sarebbe sotto quest’ottica andare contro una minoranza, quella ebrea, e quindi la pelle rischierebbe di essere sfiorata dal fascismo, tanto ne hanno ancora l’ossessione, più degli antifascisti ai tempi del ventennio. La sinistra non ragiona più per patria, terra o classe sociale, vive solo nella globalizzazione, e la causa dell’autodeterminazione dei popoli è stata cestinata. Del resto, da una cultura politica ormai più vicina a Obama e Biden che a Gramsci possiamo solo aspettarci questo.

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