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martedì, 27 Febbraio, 2024

PARLARE DI SCUOLA ADESSO, NON A FINE AGOSTO. L’ultima della classe nella priorità dei governi non ne può più della Dad

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di Gabriele Rizza
C’è un male quasi incurabile nel nostro Paese. Anzi, in chi per primo dovrebbe averne cura con l’esempio, la programmazione e la sensibilità intellettuale, ossia governo mass media. Il male incurabile è sempre quello di mettere all’ultimo posto l’istruzione, non solo con scarsi fondi, insegnanti precari e strutture al collasso, ma anche con l’improvvisazione, come se un problema della scuola “in qualche modo lo risolviamo”. Perché così è stato affrontato il fronte della scuola durante questa pandemia ancora lungi dall’essere finita: lo scorso anno abbiamo sentito parlare di rientro a scuola e messa in sicurezza delle aule soltanto alla fine di agosto, quando l’anno scolastico era a pochi giorni dal suo inizio. E ancor peggio, ne abbiamo sentito parlare per giorni e giorni grazie ad una “splendida” iniziativa del duo Arcuri – Azzolina che entrerà di diritto al primo posto nell’ironia collettiva come simbolo dell’incapacità e approssimazione nel gestire la cosa pubblica: sì, stiamo parlando dei banchi con le rotelle.
Sembra che il governo Draghi non voglia cadere nello stesso errore e che la prossima settimana ci sarà un vertice per fronteggiare nel migliore dei modi il nuovo anno scolastico. La priorità sarà recuperare le lezioni in presenza, ormai non più sostenibili per figli e genitori, per il bene intellettuale del nostro Paese. Al momento però, le ipotesi restano velleitarie e destinate ad essere condizionate dall’andamento dei contagi e della gravità delle infezioni da Covid dei prossimi mesi: distanziamento in classe, e se questo non fosse possibile (e nelle aule affollate delle nostre scuole non sarà quasi mai possibile) basterà l’uso della mascherina, purché non sia quella di stoffa. Si punterà a raggiungere almeno il 60% dei vaccinati tra gli over 12 e a una sinergia migliore tra istituti scolastici e Asl di riferimento. Come al solito, laddove i ragazzi prendono mezzi pubblici e si ritrovano in venti in classe, è facile prevedere come si possa verificare una situazione analoga a quella dell’autunno 2020. Ma la Dad non è più sostenibile. Il benessere psicologico non è altrettanto importante? Togliere due anni di socialità a bambini e adolescenti è una tortura. Socialità non è divertimento, è il presupposto dell’apprendimento e dell’educazione. Del vivere.
Però, per i governi la scuola può restare così: non cambia il Paese oggi, non porta voti alle prossime elezioni se non di quelli degli insegnanti. E come tutte le cose importanti che non hanno un peso oggi, la politica le ignora, va per inerzia, perché tanto “una soluzione si trova sempre”.

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