di Martina Grandori

Anche nel mondo dello sport la lotta al cambiamento climatico è uno degli anelli cardine della fiamma olimpica, Tokyo 2020 docet, tutto è una corsa alla sostenibilità, al riutilizzo, il 99% degli oggetti e dei materiali impiegati verrà riutilizzato o riciclato. Lo spreco ormai è qualcosa di inaccettabile.

Ma partiamo dall’anno scorso, quando la notizia che il Giappone raccolse 80.000 tonnellate di scarti elettronici, fra cui 6 milioni di smartphone dismessi, per produrre 5000 medaglie riciclate per le Olimpiadi di Tokyo 2020, posticipate poi di un anno, fece il giro del mondo. 

La circolarità oggi è una necessità, diventa un requisito indispensabile anche per un format blockbuster quali sono le Olimpiadi. In realtà non è la prima volta che l’economia circolare fa il suo debutto ai giochi olimpici: parte delle medaglie delle Olimpiadi e Paraolimpiadi invernali di Vancouver nel 2000, e il 30% circa di quelle delle Olimpiadi di Rio, nel 2016, erano state realizzate recuperando dispositivi elettronici. 

La novità di questa edizione è la portata del progetto: è l’intero Giappone a contribuire alla missione, oltre a smartphone sono state raccolte vecchie macchine fotografiche, laptop ed altri dispositivi, recuperando così 32 chili di oro, 3500 chili d’argento, per creare medaglie che assomigliano a pietre grezze lucidate e brillanti. “Be better together – for the planet and the people” è lo slogan scelto e riassume la strategia di Tokyo 2020: la lotta ai cambiamenti climatici, la sostenibilità e l’inclusività (i giochi paralimpici) sono il leitmotiv di questa edizione, l’Agenda Onu 2030 detta legge anche nell’organizzazione di un’olimpiade. Abbassamento drastico delle emissioni, mobilità sostenibile (Toyota in questo senso si è impegnata molto fornendo 3000 vetture a basso impatto), riduzione della produzione di rifiuti, riutilizzo ed energia rinnovabile: Tokyo 2020 vuole essere concretamente la prima Olimpiade green. Nel villaggio olimpico, costruito con un tipo di legname proveniente da fonti sostenibili che verrà a sua volta riconvertito in panchine o capannoni pubblici, i letti sono in cartone riciclabile (ma supportano fino a 200 chili), idem i materassi in polietilene sostenibile. Al termine delle Olimpiadi, i letti diventeranno prodotti in carta, i materassi invece base per nuovi oggetti in plastica, ma assolutamente riciclata. 

Le divise dello staff – comprese le uniformi dei tedofori – sono fatte in una fibra sintetica ricavata dalle bottiglie di plastica Coca Cola recuperate e convertite in fibra tessile. La torcia olimpica? Ovviamente è stata prodotta utilizzando rifiuti di alluminio provenienti da abitazioni temporanee costruite in seguito al terremoto devastante di marzo 2011.  I podi di premiazione sono il frutto di “Recycled Plastic Victory Ceremony Podium” indetto da Procter & Gamble. Il progetto del 2019  ha mobilitato i cittadini da ogni parte del Giappone, permettendo di raccogliere24,5 tonnellate di plastica e costruire così il podio, che ovviamente poi verrà riciclato in nuovi prodotti.

La produzione di energia pulita è affidata alle solar roads, strade solari capaci di catturare l’energia dal sole attraverso i pannelli fotovoltaici installati sotto la superficie. E sempre in tema di strade, molte sono state realizzate in materiali riciclati capaci di assorbire l’acqua per poterla poi riutilizzare, senza dubbio Tokyo 2020 si conferma il nuovo modello di riferimento internazionale per la massima circolazione di risorse e minimi sprechi.