di Veronica Graf

L’ultimo Presidio Slow Food si chiama fagiolo poverello, è coltivato in Calabria senza prodotti chimici, secondo le tecniche antiche che permettono di non sfruttare eccessivamente il terreno. Un progetto quello del rilancio del fagiolo poverello a cui molti giovani hanno aderito, un segno di fiducia nel futuro della Calabria e la volontà di valorizzarne i prodotti tipici.

È poverello di nome ma non di fatto infatti, il legume coltivato ad oggi solo a Mormanno, Laino Castello e Laino Borgo e nel Parco Nazionale del Pollino, è talmente ricco di proteine che in tempi antichi era considerato la carne dei poveri.

In più, rispetto ad altri prodotti simili coltivati nella zona, è particolarmente resistente agli agenti parassitari che, negli stessi terreni, attaccano altre tipologie di fagioli.

Il primo passo verso la celebrità è iniziato nel 2014 grazie all’interesse di Teresa Maradei, referente Slow Food di questo Presidio. Dalla sinergia tra produttori e istituzioni locali è nata negli anni successivi la Comunità Slow Food per la salvaguardia della cultura agricola del fagiolo poverello, primo passo verso il riconoscimento come Presidio.

I semi sono grandi, ovoidali, la buccia è bianca, lucida e senza screziature e ha radici antiche nella Calabria occidentale. È molto digeribile perché il tegumento è molto sottile. La coltivazione avviene ancora con la tecnica tradizionale. Il fagiolo poverello è un rampicante che si fissa sui paletti di castagno ottenuti dai boschi cedui della zona; la raccolta, manuale, avviene tra ottobre e novembre, per poi lasciare i baccelli ad essiccare per alcuni giorni sui cannizzi (graticci di canna intrecciata), inseriti poi nei sacchi per essere battuti. Anche la sgranatura viene fatta a mano.

Il piatto caratteristico che viene cucinato con il fagiolo poverello è la pasta e fagioli preparata con i tubetti (un tipo di pasta corta e liscia), olio extravergine (si sposa benissimo con quello ricavato dal Dolce di Rossano, anch’esso Presidio Slow Food), polvere di peperoni rossi e croccanti e peperoncino piccante. La cottura ideale del fagiolo poverello è a fuoco lento nella pignatta di creta.

Il fagiolo poverello è coltivato solo con letame ben maturo, senza fertilizzanti chimici di sintesi, la tecnica di coltivazione di questa varietà storica infatti permette di non sfruttare eccessivamente il terreno.

La produzione attuale è di circa 20-30 quintali. Il riconoscimento come Presidio, inoltre, può essere un importante incentivo per chi in passato coltivava il fagiolo poverello ma poi ha scelto di abbandonarlo. 

Se è importante proteggere la biodiversità continuando a produrre una varietà che era a rischio di estinzione, altrettanto importante è avere un ritorno economico dalla sua produzione affinché non sia abbandonata di nuovo.

Questo Presidio è importante per il territorio, ha tutte le carte in regola per essere un prodotto di punta di alcune aree DOC e ci si augura che possa dare impulso all’economia di quest’area marginale, lontana dai centri grandi urbani.