di Gabriele Rizza

Il tema vaccini ha fatto litigare gli italiani sulla stampa, sui luoghi di lavoro, al bar, e inevitabilmente sui social network. Complice una campagna di comunicazione delle Istituzioni contradditoria, zeppa di giravolte e allarmismi, nel tritacarne semplicistico di dividere gli italiani in buoni e cattivi, ossia pro e contro il vaccino, è finito nella schiera considerata “no vax” chi è semplicemente spaventato per via di una campagna di comunicazione dei media votata allo scalpore, e quindi alle vendite ad ogni costo, ottenendo il solo risultato di accentuare le divisioni, irrigidendo e spaventando la stragrande maggioranza degli italiani che è vaccinata e a favore dei vaccini. Incomprensioni, snobismo e diffidenza hanno quindi segnato l’argomento più in voga del 2021, sotto questo punto di vista il nostro Paese non ha superato la prova: comprensione, confronto e dialogo avrebbero sicuramente lasciato spazio ad una maggior adesione alla campagna vaccinale, con più fiducia e serenità.
Il riflesso di questo andazzo sociale e culturale, aleggia anche nelle famiglie italiane, secondo quanto riscontrato da Save the Children, tramite uno studio elaborato da Ipsos. Ben 4 famiglie su 10 hanno avuto “almeno qualche volta” dei dissidi sul vaccino. Tra i giovani protagonisti delle liti, 6 su 10 sostengono che la principale ragione di contrasto è stata la loro presa di posizione a favore dei vaccini, ma solo in rarissimi casi il contrasto si è tramutato in divieto al vaccino da parte dei genitori. Da registrare un grande assente: la scuola. Infatti solo il 17% dei giovani intervistato ha dichiarato di aver affrontato il tema con gli insegnanti o con le istituzioni scolastiche in generale, molto probabilmente a causa della volontà dei docenti di non interferire in una scelta privata, segno anche questo d’incertezza e quindi di possibilità di scontro.
Save the Children riscontra infine un’importante fiducia dei giovani nei confronti della scienza, campo in cui si avverte in modo lampante la differenza tra generazioni, che chissà non possa un giorno riversarsi in altre tematiche scientifiche, magari legate all’etica. Del resto, una pandemia prima che un fenomeno sanitario è un fenomeno sociale.