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martedì, 27 Febbraio, 2024

MAURO PIAZZA (Forza Italia): “SAREBBE BELLO CHE IL FUTURO DELLA LOMBARDIA POTESSIMO SCRIVERCELO DA NOI”

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di Susanna Russo

Nato a Lecco nel 1973, ha frequentato tre anni di corso di Laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano; ha seguito tre corsi di formazione in Marketing, Amministrazione e Sistemi EDP presso la SDA Bocconi di Milano e corsi settoriali sulla Pubblica Amministrazione e la riforma del mercato dell’energia.

Dal 1997 al 2008 è stato responsabile amministrativo presso la società Petrolcarbo Spa di Lecco.

Dal 2001 è giornalista pubblicista e dal 2004 al 2008 è stato Presidente dell’associazione culturale “Il circolo di Lecco”. Dal 1994 al 1999 è stato Consigliere Provinciale di Forza Italia e dal 2001 al 2006 Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale a Lecco. Dal 2003 al 2006 è stato Coordinatore comunale Forza Italia a Lecco e dal 2007 al 2008 Coordinatore Provinciale di Forza Italia Lecco. Nel 2009 diviene Coordinatore Provinciale del Popolo della Libertà di Lecco. Dal 2010 è capogruppo in Consiglio Comunale del Popolo della Libertà a Lecco e dal 2011 ricopre la carica di Coordinatore Provinciale del Popolo della Libertà eletto dal congresso. Dal 2004 al 2009 è Membro del Consiglio Unione commercianti lecchesi e Presidente del comparto rivenditori ricambisti.

Nella X Legislatura (2013-2018) è eletto Consigliere Regionale con il Popolo della Libertà ed è Vice Presidente della V Commissione permanete “Territorio e Infrastrutture”. Nella XI Legislatura viene confermato Consigliere regionale con la lista di Forza Italia Berlusconi per Fontana.

Dal 2018 è Presidente della Commissione Speciale “Autonomia e riordino delle autonomie locali”.

 

È tempo di bilanci, sia in Comune che in Regione, in un anno che ha messo a dura prova l’economia. Possiamo ritenerci soddisfatti del bilancio di Regione Lombardia?

«Nonostante l’anno che abbiamo passato, e tutte le difficoltà legate alla pandemia, il bilancio è ancora assolutamente in equilibrio, e ci ha addirittura permesso di varare il famoso Piano Lombardia, con 4 miliardi e mezzo di investimenti pubblici, che abbiamo girato a Comuni e Provincie per la realizzazione di una serie di opere che hanno avuto così la possibilità di essere realizzate. A questo si aggiunge la riconferma di tutte le politiche attive, vorremo farne anche di più, ed è per questo che chiediamo maggiore autonomia, ma comunque, per quanto riguarda tutto ciò che viene fatto sul fronte della formazione professionale, tema molto caldo in questa fase, del trasporto pubblico locale, sanitario e quant’altro, sono tutti titoli di spesa riconfermati e presidiati.»

 

Vuole parlarci del Fondo che è stato stanziato da Regione Lombardia per gli Asili Nido?

 «Ecco, questo è un ottimo esempio delle politiche attive che noi portiamo avanti, ed è stato riconfermato per il terzo anno di fila. È un sostegno garantito ad alcune famiglie che rientrano in determinate fasce di reddito, e consente di poter accedere ai servizi degli asili nido e delle scuole materne attraverso un contributo che assegniamo noi stessi. È una misura che ha da subito avuto grande successo e che abbiano quindi deciso di riconfermare.»

 

Vi è un concorso di Regione Lombardia che prende il nome di “Lombardia 2030: la Lombardia che vorrei”. Se dovesse raccontarci lei la Lombardia che si immagina, che vorrebbe, per il 2030?

«Bhe, vorrei una Lombardia con maggiore autonomia. Vorrei una Lombardia che finalmente vede realizzato il famoso regionalismo differenziato; dentro questo, secondo me, c’è tutto quello che possiamo desiderare. Se davvero potessimo avere maggiori competenze e risorse, potremmo sistemare molte cose, faccio giusto un paio di esempi. Per quanto riguarda le infrastrutture, se avessimo la regionalizzazione di Anas e delle concessioni autostradali, avremmo la possibilità di andare a realizzare quelle infrastrutture che mancano. Oggi è difficile far capire le necessità di un territorio quando l’interlocutore è un Ministero romano, che ha tutte le fattezze di una sorta di torre d’avorio della burocrazia; se invece le esigenze dei territori potessero essere interpretate da un ente più vicino, come la Regione, potremmo garantire delle risposte migliori e più pertinenti. Un altro esempio è legato alle scuole: abbiamo una carenza nella copertura delle cattedre, soprattutto per quanto riguarda gli istituti superiori, dovuto al fatto che c’è un bando nazionale, che se invece potesse essere gestito a livello regionale, garantirebbe una risoluzione per tutte le situazioni di precarietà, che hanno una ricaduta molto forte sull’aspetto formativo. Sarebbe bello che il futuro della Lombardia potessimo scrivercelo da noi e posso dire, senza nessuna presunzione né egoismo, che scriveremmo un bel futuro.»

 

Come a Milano, anche a Lecco si stanno verificando molti episodi di violenza giovanile. Quali sono, secondo lei, le ragioni di questo fenomeno, e come bisognerebbe agire per contrastarlo?

 «Le ragioni sono molte. Nel caso di Lecco gli episodi si stanno ripetendo sempre più frequentemente, e non vorrei che stesse passando l’idea che Lecco sia un luogo dove tutto è permesso. C’è senza dubbio un problema di disagio giovanile, basta constatare l’età delle persone coinvolte in questi episodi. C’è però anche un problema di integrazione; non nascondiamoci dietro un dito, molti dei soggetti in questione sono immigrati, extracomunitari, e io credo che il solo modo per garantire l’integrazione, sia su base culturale, e quindi spiegando chi siamo, quali sono le nostre origini e i nostri valori, attraverso la formazione e il lavoro. Non possiamo permettere che ci sia gente a zonzo tutto il giorno, senza sapere cosa fare. Il lavoro, e poi gli affetti e la famiglia, sono una garanzia di integrazione ed uno stimolo a comportarsi bene. Solo quando si ha qualcosa da perdere ci si comporta in modo da far sì che ciò non accada. Quindi io comincerei dai fondamentali, e poi chiaramente mi concentrerei anche sui presidi per la sicurezza. Dove ci sono condizioni di degrado ci sono episodi di violenza, in situazioni di equilibrio e bellezza è più difficile che ciò avvenga.»

 

Qual è la sua opinione su un centrodestra unito, e quindi sulla possibilità di una “federazione/fusione” di cui s’è tanto parlato?

 «L’unità e la coesione del centrodestra sono indispensabili. Ad oggi ci sono grandi e gravi problemi. Il Governi Draghi sta interpretando al meglio questa fase storica, ma abbiamo tanti nodi, sui quali l’unità del centrodestra può fare la differenza; a tal proposito citerei il tema dell’immigrazione, della sicurezza, che finalmente, su iniziativa della Lega, vede uniti tutti i partiti di Centrodestra. Il Paese ha bisogno del centrodestra e del centrodestra unito, che elimini alcuni vincoli, che rimetta un po’ di soldi nelle tasche dei lavoratori, che permetta alle imprese di spendere un po’ meno sul costo del lavoro. La sinistra ormai sembra poco più che un ricettacolo del potere, non ha novità, né idee, né formule, ed è priva di qualsiasi identità. Mi piacerebbe venisse attuto un sistema bipolare, che poi era stata un po’ l’intuizione di Berlusconi: grandi partiti, che pur con delle differenze interne, si confrontino tra loro. Mi sembra che si sia andati un po’ in una direzione contraria, tant’è che poco tempo fa si era tornati a parlare di legge proporzionale; credo tuttavia che si possa recuperare ripristinando un po’ di sano spirito maggioritario, e quindi ben vengano tutte quelle che sono le semplificazioni, che porterebbero grandi benefici anche sui territori, e questo permetterebbe di avere una classe dirigente più estesa di quella del PD, e anche più preparata.»

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