di Daniela Buonocore

Troppi i casi in Italia che riguardano i maltrattamenti sui minori, specialmente all’interno degli asili nido, dove i genitori affidano i loro figli con un rapporto di massima fiducia alle insegnanti, le quali, in alcuni casi, arrecano danni e violenze ai piccoli. In Italia un bambino su 100 subisce maltrattamenti. I dati attestano che questo accade soprattutto nelle regioni del nord, probabilmente perché lì il lavoro è più diffuso, e pertanto sono di più i bambini che vengono affidati a queste strutture di insegnamento educativo. La normativa, disposta per il sistema di tutela sul minore, deve avere come obiettivo quello di definire e concordare chiaramente le misure e le procedure necessarie per prevenire condotte inappropriate o per segnalarle tempestivamente qualora venissero adoperate sui bambini. Tale argomento, sempre attuale, risulta oggi ancora più di particolare interesse perché associato alla decisione presa da parte del Comune di Ravenna, che chiede di essere risarcito dalle maestre dell’asilo nido Mazzanti di Coselice per il loro comportamento inadeguato nei riguardi dei minori a loro affidati, che non solo ha provocato danni e traumi ai malcapitati, ma ha anche apportato una cattiva immagine al comune stesso. Questo è quanto confermato e riconosciuto dal Tribunale di Ravenna che, con una sentenza civile, ha condannato le tre ex maestre dell’asilo nido comunale Mazzanti al risarcimento di 70.000 € all’amministrazione comunale per danno riconosciuto d’immagine. La sindaca Paola Pula di Conselice, in provincia di Ravenna, ha così dichiarato: “ è giusto che venga riconosciuto il danno d’immagine per una vicenda che ha screditato la reputazione di un servizio pubblico di un’intera comunità educante”. Ha proseguito poi con il ringraziare gli avvocati Morelli e Tallini per l’ottimo lavoro svolto, porgendo la sua solidarietà alle famiglie coinvolte e devolvendo l’intera somma ad un progetto per l’educazione all’aria aperta nei cortili delle scuole. Questo è solo uno dei tanti casi nei quali siamo costretti a confrontarci con delle realtà così crude nelle quali le persone riversano la loro rabbia anche per il tempo stimato dedicato all’indagine stessa che, come in questo caso, ha avuto la durata di ben 4 anni, con una decisione di condanna avvenuta soltanto 8 anni dopo dai quattro precedentemente impiegati per l’indagine stessa. A tale tempistiche si associa spesso la rabbia e il malcontento dei genitori, che più delle volte si sentono derisi e feriti nell’animo per le decisioni prese a discapito delle insegnanti, che risultano quasi nulle e banali. Si parla spesso, infatti, di arresti domiciliari o di multe di risarcimento come uniche pene da scontare per aver procurato lesioni corporee e psicologiche nei minori. Diventa quindi sempre più eclatante la richiesta di rendere obbligatoria la definizione di un sistema di tutela per prevenire o ridurre al minimo i rischi di questo tipo al fine di evitare ogni forma di comportamento degradante verso bambini e bambine. L’asilo nido di qualunque tipo, per ogni bambino, dovrebbe essere un luogo sicuro nel quale giocare; pertanto nel 2017 è stato divulgato un manuale per la formazione sul sistema di tutela dei bambini come strumento utile per prevenire condotte inappropriate abusi e maltrattamenti contro i minori. “Strumento sicuramente utile, ma che non basta” questo è quello che sostengono la maggior parte dei genitori d’Italia che insistono nel voler affermare ed attuare la legge che dà la possibilità dell’installazione di telecamere all’interno delle scuole pubbliche e private di ogni grado e genere, al fine ultimo di tutelare l’interesse del minore stesso e non di sorvegliare e commentare l’operato svolto dalle insegnanti a fini ludici. I cittadini italiani si sentono stanchi e oppressi dal dover sentirsi costretti a scegliere tra il lavoro e la tutela dei loro figli, dovendo rimanere così a casa per accudire e crescere questi ultimi quando potrebbero godere liberamente di un’educazione e di amicizie adatte alla loro tenera età.