di Gabriele Rizza

Se pensiamo a quel tipico tratto di “anarchismo” – a volte scanzonato e popolare, altre come causa di alcuni mali della cosa pubblica e di governo –  che rende famosi gli italiani nel mondo, il pensiero dei più andrà alle Regioni del meridione e alle isole, i territori storicamente più avversi a seguire le regole dello Stato e da sempre roccaforte dei partiti di protesta – e sulle cause bisogna tornare all’unità d’Italia – invece, la campagna di vaccinazione anti – covid ha offerto una novità all’apparenza inaspettata: la zona d’Italia più reticente ai vaccini è la Provincia autonoma di Bolzano, chiamatelo Alto Adige o Sud Tirolo.

Eppure, dagli open day ai “vaxbus”, le iniziative dell’amministrazione sono state molteplici. Tuttavia, su diecimila impiegati nella sanità, seicento non hanno la prima dose, record italiano. Non è vaccinato poi circa un quarto del personale scolastico, tutti insegnanti o personale che ATA che verrà sospeso. Anche i giovanissimi vaccinati sono in proporzione di meno rispetto ai coetanei delle altre Regioni: solo il 38% della fascia di età 12- 19 anni ha ricevuto la doppia dose, contro la media italiana del 53%. Dato ancora più esemplare è che l’Alto Adige è la provincia con il rapporto più basse tra le dosi ricevute da Roma e quelle somministrate ai cittadini, l’82% contro il 90% di media nazionale.

La questione ci porta ad escludere una mera casualità, come se i no – vax o i più impauriti dal vaccino fossero concentrati in quella provincia per uno scherzo del destino. Un supporto per un ragionamento più efficiente ci viene dalla distinzione tra la popolazione germanofona e italofona della Provincia: il dato più eclatante è che nelle scuole di lingua italiana (ebbene sì, ci sono scuole distinte) il personale contro il green pass è appena del 3%, contro il 25% delle scuole di lingua tedesca. Allora, la questione va aldilà dell’essere complottisti o no-vax, e deve portare la politica a fare riflessioni più profonde sui meccanismi psicologici e sociali innescati dal green pass, perché la reticenza al vaccino non è sempre legata a questioni sanitarie o “complottiste” come direbbe il mainstream, ma affonda le radici anche in quell’avversità ad un potere che in fondo non si è mai riconosciuto per davvero, come nel caso altoatesino per ragioni culturali, etniche e linguistiche, o verso il quale si prova enorme sfiducia, come a macchia di leopardo nel resto d’Italia.

La stragrande maggioranza degli italiani ha risposto bene, qualcuno si è “tappato il naso” e si è vaccinato, ma in nome della salute, e per la salute si passa sopra anche alla spocchia e all’inettitudine della politica. Per il resto, è un paese sempre più scollegato tra piazza e palazzo, centro e periferia, dove anche i separatismi sono riaffiorati.