di Gabriele Rizza

Le elezioni amministrative sono sempre un po’ bislacche e fatali, proprio per l’andatura presa nell’ultimo lustro in cui si vota ogni anno, mescolando insieme comuni e regioni in ordine geografico sparso, e sono quindi anche le diverse tendenze storiche a premiare il centrodestra o il centrosinistra. Se si votasse solo in Emilia e Toscana vedremmo una sinistra all’arrembaggio, stessa cosa per la destra se si votasse solo in Veneto o nelle province lombarde. Proprio per questo caos degli ultimi anni e per la loro natura locale, le amministrative, al giorno d’oggi, non sono più in grado di indicare l’indirizzo politico preferito dagli italiani.  Il problema poi, è che i giornali devono vendere e i partiti capitalizzare, con una narrazione, il successo in chiave nazionale, e così la realtà va farsi a benedire, tratto tipico dell’Italia politica. Del resto, che noia andare ad analizzare le beghe politiche legate alle liste, alle frizioni interne, alla coalizione, o analizzare l’operato dell’amministrazione uscente, troppo serio e quindi inutile per il popolino, secondo la stampa e i leader politici! Meglio dire che, ora la destra, ed ora la sinistra, sono in crescita o in vantaggio a livello nazionale, meglio spendere un risultato positivo a Milano per ottenere l’approvazione di una legge che nulla ha a che vedere con il voto a Milano. Intanto, il cuore della politica e della storia d’Italia sono sempre più in crisi economica e sociale, messi in ginocchio dalla pandemia, perché i comuni sono proprio il cuore d’Italia, il primo presidio di democrazia e partecipazione alla cosa pubblica.
La narrazione di questa tornata vede il centrosinistra prendere il sole: successi a Milano, Bologna e Napoli, ballottaggio con ampie probabilità di vittoria a Roma e Torino. Il centrodestra si consola con l’ottimo risultato in Calabria, figlia di una continuità con l’amministrazione della rimpianta Jole Santelli, e una probabile vittoria al ballottaggio a Trieste, città mica poco prestigiosa. Poteva fare molto di più il centrodestra, evitando frizioni personali a Milano e a Roma, scegliendo prima i candidati, dando così un segnale di unità e sicurezza, cose che sono totalmente mancate, facendo peggio delle solite indecisioni del PD. Nessun male viene però per nuocere: una mezza sconfitta può diventare domani una vittoria se si impara dagli errori: il primo è non trattare mai le realtà locali come feudi politici o territori di spartizione tra FI, FDI e Lega, bisogna invece puntare sul merito accantonando i carrieristi della politica, bravi a fare gli yes man quanto a pensare solo al proprio beneficio personale. La strada per il centrodestra in chiave nazionale sarà luminosa se troverà compattezza e approfitterà dell’errore che già sta commettendo il PD: sentirsi in rimonta, quando invece ha vinto perlopiù in comuni storicamente favorevoli. Ecco, il centrodestra approfitti della mezza sconfitta per ripartire dalla realtà!