di Mario Alberto Marchi
I maligni dicono che si tratti – come per il Green Pass – di una misura furbetta per indurre i cittadini a vaccinarsi più possibile e magari a prestare massima attenzione ai contatti sociali, in vista della riapertura delle attività, dopo la pausa estiva. Va detto che – però – aver avuto contatti pericolosi con eventuali ammalati da covid è cosa che sfugge parecchio alla volontà personale. Si fatica parecchio, quindi , a trovare un senso alla clamorosa falla normativa denunciata dall’INPS a inizio agosto: a oggi manca completamente un qualsiasi stanziamento per indennizzare i cosiddetti periodi di quarantena. La situazione: hai passato anche nel massimo dell’attenzione una serata a cena con qualcuno poi risultato positivo al covid, tocca chiuderti in casa per  almeno una settimana in isolamento  e a disposizione della autorità sanitarie, fino a quando potrai essere considerato non più potenzialmente contagiato. Ebbene, se sei un lavoratore dipendente, quella settimana di assenza dal lavoro (ammesso che solo di una settimana si tratti), non viene considerata assenza per malattia e viene decurtata dalla busta paga.
Fino a giungo scorso, il “decreto sostegni” aveva previsto le adeguate coperture finanziarie, che invece nel decreto attualmente in vigore, sembrerebbero non essere state previste.
Un bel pasticcio, che ha indotto l’Istituto di Previdenza a lanciare l’allarme, prospettando che gli eventuali assestamenti applicati in busta paga dai datori di lavoro, finiscano per avere una ovvia ripercussione sui versamenti contributivi. Insomma, o la quarantena viene considerata periodo di ferie o da qualche parte i soldi per indennizzarla vanno tolti.
Almeno gli eventuali ricoveri da covid e le quarantene per i cosiddetti lavoratori fragili, pare siano comunque coperti, ma il caos rischia di essere enorme, anche per il periodo nel quale si è palesato il problema.
Siamo infatti nel pieni periodo di villeggiatura, quindi potenzialmente di maggior esposizione ai contatti rischiosi, di viaggi, anche all’estero. E oltretutto con in atto il consumo dei giorni di ferie con la conseguenza che – anche volendo porre rimedio alla situazione facendo ricorso alle assenze giustificate – milioni di lavoratori si troverebbero completamente scoperti, con il rischio di vedersi detrarre quote di stipendio.

C’è da augurarsi (ed è cosa probabile, se non si vuole andare incontro a una mezza rivolta) che il Governo corra ai ripari, magari con un decreto retroattivo che copra anche i mesi di lugli e agosto, ma la domanda è e rimane: com’è possibile che il legislatore si sia completamente dimenticato, oltretutto non di una nuova necessità, ma semplicemente della proroga scontata di un provvedimento già in atto?
A margine, un pensierino va però rivolto anche all’Inps che con grande solerzia ha denunciato il  problema: non sarebbe il caso che, quando ci sono in scadenza provvedimenti che coinvolgono la sua attività, l’Istituto mandasse a Governo e  Parlamento un piccolo promemoria? Bhe, sì.