di Marzio Milord

La speranza che il nuovo amministratore delegato della Rai non tagli i budget per le produzioni, presumibilmente, rimarrà tale poiché altro da sforbiciare non c’è, visto che i dipendenti sono intoccabili e i consulenti esterni aggrappati come una tellina al partito\politico potente di turno. Scritto ciò, tante ottime personalità hanno provato a tagliare il superfluo umano senza riuscirci, ripiegando malauguratamente sulle produzioni televisive, le quali sono le uniche che non andrebbero mutilate.

L’augurio sarebbe quello che il buon Fuortes, uomo di cultura e sani principi (il cv non mente), non chini la testa davanti alla becera politica di oggi e tagli di netto giornalisti, personale e dirigenti inutili, senza aver paura di denunce e vertenze dai vari comitati, a partire dai meno produttivi finanche ai voltagabbana, i quali in azienda non portano nulla se non un lecchinaggio sfrenato: ottimi esempi ne sono Giampaolo Tagliavia, passato da Italia Viva al Movimento 5 Stelle, ora in Rai Pubblicità, Franco di Mare, passato dal Pd al partito di Grillo (o di Conte? O di Di Maio? O di Spadafora? O di Crimi? O di Casaleggio?), ora a Rai3, e Stefano Coletta, prima baluardo Pd poi direttore alle dipendenze di Vincenzo Spadafora (con inserimento di amichetti inclusi), ora a Rai1.

La miriade di giornalisti attaccati a questo o quel partito, dirigenti nullafacenti o competenti ma declassati per far spazio agli imbecilli, inutili consulenti senza conoscenza del mezzo, sono il cancro di una Rai che, se non ridimensionerà risorse umane e strutture, sarà presto destinata alla vendita, al fallimento o al salvataggio statale. Non mancano ottime personalità dirigenziali e artistiche, ma la maggior parte di loro o sono vittime di protagonismo o si adagiano sugli allori, i quali comportamenti fanno male a tutta la Rai, visto che l’azienda ha ormai assunto le dimensioni di un dinosauro in confronto al continuo snellimento dei suoi competitor generalisti, pay e streaming.

Piccoli passi si stanno facendo con lo streaming, ma la strada per competere con Netflix e company è ancora lunga, ed è un peccato poiché il sito della Rai ha ormai più di dieci anni alle spalle.