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martedì, 23 Aprile, 2024

La parola di Dio – Le lettere ebraiche ed il loro simbolismo (XX)

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Nome: Resh

Valore Ghematrico: 200

Significato: Testa

La lettera Resh rimanda, inevitabilmente, alla radice di rosh, “testa” o “capo”, inteso come leader, comandante. Da un punto di vista linguistico ci troviamo davanti ad una gutturale, ovverosia ad una lettera che nella pratica viene pronunciata, dalla maggioranza degli ebrei, come la r francese.

Inoltre, il fatto che questa sia una lettera gutturale ne impedisce ogni raddoppio all’interno di parola: non esistono infatti, in ebraico, parola che contengono una doppia Resh al loro interno.

Da un punto di vista esoterico possiamo invece certamente individuare un parallelismo interessante tra la vibrazione o “raschiamento” gutturale necessario per pronunciare questa lettera e quella vibrazione cosmica che nel Bereshit indica la Creazione ex nihilo a partire dal Verbo.

La vibrazione della Resh è sì infatti una vibrazione creatrice, ma di una creazione tassonomicamente organizzata, gerarchicamente definita; ecco dunque la preminenza del Rosh Bait, il Pater Familias dei latini, in virtù del quale viene definita non solo l’organizzazione domestica e la convivenza di umani e non umani nel nucleo familiare, ma anche l’organizzazione di tutto il creato. Macrocosmo e microcosmo sono, infatti, aspetti speculari della medesima volontà divina.

Il significante della Resh è un grafema piuttosto semplice, le cui linee sono state fatte coincidere, spesse volte, con una rappresentazione simbolica dei capelli piuttosto che della testa. Altri hanno invece identificato nella Resh  e nella sua linea curva discendente, una catabasi metaforica o, meglio ancora, la presenza del libero arbitrio: da una condizione di vicinanza con Dio rappresentata dalla “parte alta” del grafema, vi è la possibilità di una caduta, di una corruzione; eccoci quindi alla scelta tra Bene e Male. De facto, la lettera Resh dà gli albori anche alle parole rasha e rav, rispettivamente “cattivo” e “male”; ci troviamo dunque davanti ad una scelta incarnata da questa lettera che se da un lato è potenzialmente in grado di incarnare la volontà creatrice di Dio, dall’altro è capace di indurre la caduta dell’uomo, la formazione del peccato originale, la depravazione di Da’Ath in Malkuth e dunque la distruzione dell’Eden.

Se volessimo provare a descrivere la Resh con una sola parola, questa sarebbe probabilmente “dualità” proprio perché nessuna lettera, come questa, è in grado di trasmettere il senso dell’abisso derivante dal più prezioso dei doni divini descritti dalle Scritture: il libero arbitrio.

di Stefano Sannino

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