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giovedì, 29 Febbraio, 2024

La parola di Dio – Le lettere ebraiche ed il loro simbolismo (XVII)

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Nome: Ajin

Valore Ghematrico: 70

Significato: Pozzo/Occhio

Ajin è la sedicesima lettera dell’alfabeto ebraico, nota sopratutto per la sua pronuncia estremamente particolare, andata perduta nella fonetica contemporanea. Secondo apposite ricostruzioni, però, possiamo ritenere che in origine questa lettera fosse pronunciata come «il verso che fa il cammello quando si inginocchia».[1]

Per comprendere il suono di questa lettera basta pensare alla fonetica della desinenza della parola inglese going o alla leggerissima aspirazione che in italiano si compie quando diciamo “buon” anziché “buono”.

La pronuncia di questa lettera ha fatto sì che nella traslitterazione essa sia riportata come uno spirito aspro della lingua greca antica.

Graficamente, invece, la Ajin ricorda la forma di una Y minuscola ed è strettamente collegata al suo significato di “occhio” o di “pozzo”, dove chiaramente questi due termini sono interscambiabili ed equipollenti in determinate accezioni. Il pozzo, nelle cui acque si rifletteva il cielo, era infatti concepito come un occhio poco profondo, capace di riflettere e trasmettere l’immensità della Creazione divina.

L’occhio della Ajin è, per questo motivo, molto simile all’occhio umano, essendo al contempo sia attivo che passivo. Attivo poiché attraverso di esso ci è possibile guardare al mondo e negli occhi degli altri, passivo poiché riceve il riflesso di tutto ciò che ci circonda. Se siamo circondati dal cielo e della natura, ecco allora che l’occhio rifletterà la luce; d’altro canto, qualora fossimo circondati dalla notte e dall’oscurità, il nostro occhio non potrebbe fare altro che riflettere la tenebra eterna.

Proprio per questo suo significato di “occhio”, l’Ajin può anche essere interpretata come la lettera dell’introspezione, ovverosia di quella capacità che ha l’uomo per guardarsi dentro e per lavorare su se stesso.

D’altro canto, il valore ghematrico di questa lettera, 70, è invece legato all’idea di perfezione o, meglio, di completezza della Creazione: settanta è infatti il numero dei discendenti di Giacobbe, settanta sono le nazioni da cui derivano i settanta discendenti di Mosé, settanta i membri del Sinedrio e così via. Il numero settanta a cui la lettera Ajin è associata, dunque, rappresenta la totalità, la completezza e la perfezione.


[1] P. De Benedetti, L’alfabeto ebraico, Morcelliana, Lavis 2011, p.82

di Stefano Sannino

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