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martedì, 23 Aprile, 2024

La parola di Dio – Le lettere ebraiche ed il loro simbolismo (XIX) 2

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Nome: Qof

Valore Ghematrico: 100

Significato: Cruna d’Ago/Scimmia

La lettera Qof viene oggi spesso confusa con la lettera Kaf e nelle traslitterazioni dall’alfabeto ebraico a quello latino viene pertanto spesso riportata come una lettera “k”. In realtà, questa lettera ha una valenza propria ed il suo suono dovrebbe invece essere riportato come una lettera “q”.

Fonetica a parte, va notato, come evidenziato da Gabriele Mandel[1], che la lettera Qof sia l’incipit di parole dal significato rilevante nella tradizione ebraica quali qadosh, «santo», qòdesh, «santità», tzaddiq, «uomo santo». Nello specifico, dunque, possiamo notare come questa lettera sia intimamente connessa non tanto con un’idea occidentale di “santità”, quanto piuttosto con quella tradizione ebraica traslata poi nel cristianesimo con il trisagio: «santo santo santo il Signore degli eserciti». É chiaro che in questo caso il termine qadosh, ripetuto tre volte, non vuole indicare la bontà divina, quanto piuttosto l’inaccessibilità del sacro[2].

A differenza dell’appercezione moderna, infatti, il mondo dei nostri antenati aveva una fortissima distinzione tra sacro e profano, spesso rappresentata anche dalla struttura dei templi antichi, in cui la cella era accessibile solamente ai sacerdoti[3] e costruita secondo un complesso sistema di proporzioni.

Osservando il grafema della Qof, invece, alcuni hanno supporto che la sua forma potesse essere in qualche modo connessa al mitema della catabasi. La lettera Qof è, de facto, l’unica lettera dell’alfabeto ebraico che nella sua scrittura canonica, non sofìt[4], fuoriesce dal quadrato immaginario in cui tutte le lettere ebraiche sono contenute. La scrittura ebraica è infatti una scrittura quadratica, ovverosia, è un alfabeto le cui lettere sono tracciate seguendo le linee di un quadrato immaginario. Fa però eccezione, appunto, la Qof il cui gambo fuoriesce nella parte inferiore, simboleggiando quindi secondo alcuni una discesa volontaria negli inferi, la catabasi. Sebbene questa interpretazione sia senza dubbio particolarmente suggestiva, non vi sono studi accademici o racconti rabbinici che possano testimoniare questa interpretazione.

D’altro canto, invece, è certo che questa lettera sia connessa alla sfera della sacralità e pertanto, che costituisca un limes tra sacro e profano a cui noi uomini moderni non siamo più abituati.

Volendo significare anche «scimmia», potremmo metaforicamente interpretare la Qof come quella lettera che separa «l’uomo» dalla «scimmia», ossia uno stato di “natura” da uno stato di “cultura”[5] o, meglio ancora, l’oltreuomo dall’uomo[6]. La Qof è il simbolo di una distinzione perduta, di un limes caduto, di un’eco passato che ancora risuona nelle nostre preghiere, ma non nella nostra società.


[1] cfr. G. Mandel, L’Alfabeto ebraico, Mondadori, Milano 2021

[2] P. De Benedetti, L’alfabeto ebraico, Gabriella Caramone (a cura di), Morcelliana, Lavis 2011

[3] A. Ermann, La religione degli egizi, Ghibli, Milano 2020, pp.235-239

[4] G. Deiana, Guida allo studio dell’ebraico biblico vol. I, Claudiana, Torino 2018, p. 6

[5] cfr. E. Tylor, Cultura Primitiva (1871), qualsiasi edizione

[6] F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Newton Comptom, Roma 2014, p.47

di Stefano Sannino

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