La parola di Dio- Le lettere ebraiche ed il loro simbolismo (XII)

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Nome: Lamed

Valore Ghematrico: 30

Significato: Falce

La Lamed è, graficamente, una lettera molto interessante. La sua forma ricorda inequivocabilmente quella di un serpente. Ancor più interessante è notare la somiglianza grafica con il geroglifico

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(Vocalizzato J). In senso esoterico, questa rappresentazione altamente simbolica potrebbe essere connessa con un senso soteriologico di una tradizione non biblica[1] legata ai lamed-vovnik, ovverosia i trentasei giusti. Il nome lamed-vovnik deriva, per l’appunto, dalle due lettere lamed waw, ciascuna dal valore numerico rispettivo di trenta e sei. La lamed, nello specifico, è legata alla parola lamad, che secondo certe vocalizzazioni ha il significato di “studiare” o “insegnare”. Lo stesso Talmud ha, al suo interno, proprio questa vocalizzazione specifica della lamed.

In senso meno soteriologico dunque, ma più esoterico, la rappresentazione grafica serpentiforme potrebbe ricollegarsi alla antichissima credenza pre-ebraica per cui il serpente non fosse un animale nefasto dalla valenza negativa e corruttrice, ma al contrario un animale portatore di scienza e verità. Questa idea, condivisa da gran parte del mondo antico[2] già molto prima dell’avvento delle religioni monoteiste, non venne, con tutta evidenza, abbandonata anche nel mondo classico, considerando per esempio la grande popolarità della setta ofita[3] nel mondo romano. 

La presenza di una lettera con sembianze serpentiformi tanto nell’alfabeto ebraico quanto nella scrittura geroglifica egiziana potrebbe dunque essere sintomo di una importanza fondamentale che il serpente rivestiva nel mondo antico. La sua valenza gnoseologica e finanche soteriologica per molteplici tradizioni era evidentemente tanto sentita da invadere anche il campo del linguaggio e della sua trasposizione grafica. 

Tornando alla lamed, essa ha anche un un significato proprio, indicando la preposizione “per” nel senso di fine. Il serpente della lamed, dunque, è un serpente che guarda in una direzione, verso un fine. Poeticamente, potremmo credere che questo fine sia la conoscenza della verità, a tutti i costi anche quando proibita. 


[1] cfr Paolo de Benedetti, l’Alfabeto Ebraico, Morcelliana, Lavis 2011, p.64

[2] Per l’epoca sumera cfr. J.B. Pritchard, Ancient Near Eastern Texts relating the Old Testament (ANET), Princeton 1969, pp. 114sgg.
Per l’epoca neolitica cfr. M. Gimbutas, Il linguaggio della Dea (1989), Venexia, Roma 2008, p.122

[3] Setta cristiana risalente al II sec. d.C. che vedeva nel serpente dell’Eden non il corruttore del genere umano, ma il portatore della conoscenza del Bene e del Male.

di Stefano Sannino 

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