di Stefano Sannino

Introduzione

La storia della filosofia, a discapito di ciò che si crede, comincia in un luogo ed in un tempo ben precisi, segnando un cambiamento che influenzerà per sempre il nostro modo di guardare al mondo.
In un tempo in cui la natura era spiegata tramite lirrazionalità del mito e della teologia, la filosofia nasce come alternativa razionale per indagare la φύσις (fúsis, transl.) ovverosia la natura.
In questo senso, almeno fino a Socrate, la filosofia viene chiamata fisica, nel senso di disciplina razionale che indaga la natura. Sono numerosi i pensatori che si susseguono nelle prime fasi del pensiero filosofico, alternando pensieri e speculazioni mano a mano sempre più complesse ed arrivando infine, proprio con Socrate, al definitivo abbandono dellidea che la filosofia dovesse avere il compito di indagare la natura.

La nascita della filosofia

La filosofia nasce, tradizionalmente, in una regione geografica ben precisa: la Ionia dAsia. Situata nellattuale Medio Oriente ed in particolare in Turchia, la Ionia dAsia era una regione composta da colonie greche indipendenti, legate a doppio filo con le autorità politiche locali.
Il legame, per esempio, tra queste colonie ed il potente impero persiano, terra di magia e mistero, fu una delle cause primarie per cui questa tendenza alla razionalità si sviluppò proprio in questa regione e non in Grecia.
Un secondo fattore determinate per la nascita della filosofia fu invece la libertà e politica e sociale di queste piccole colonie greche; libere dalle guerre e dalle rivalità delle loro madrepatrie, le piccole cittadine della Ionia dAsia ebbero la possibilità di concentrarsi sullo studio della natura, dei fenomeni e del cosmo. Complice in questo senso anche lantichissima tradizione astrologica ed astronomica persiana di cui i primi filosofi erano fini conoscitori, la Ionia dAsia divenne ben presto una terra culturalmente vivace, ricca, politicamente ed economicamente stabile: il terreno fertile par excellance per la fioritura del seme filosofico.

La scuola di Mileto

Tra tutte le poleis della Ionia dAsia, Mileto è certamente la più rilevante nella prima fase della nascita della filosofia. Fu proprio in questa città che un certo Talete si scoprì interessato a spiegare razionalmente i fenomeni naturali, abbandonando per sempre lattitudine irrazionale al mito.
Fu proprio Talete di Mileto a creare la necessità di contrapporre alla spiegazione mitologica della natura una spiegazione razionale, filosofica. Per quando dunque il pensiero dei primi presocratici possa apparire oggi scontato o banale, non dobbiamo mai dimenticarci che il loro apporto non è tanto da valutarsi in termini contenutistici (o almeno, non solo), ma anche e sopratutto utilitaristici.
È grazie a Talete di Mileto, per esempio, che oggi esiste la scienza.
Ebbene sì, perché a questo pensatore di Mileto cominciò a stare stretta la convinzione che la natura fosse originata dalle divinità e cominciò invece a balenare unidea diversa, alternativa e scandalosa: la natura nasce da un ἀρχή (arché, transl.), ovverosia un principio. Quale fosse questo principio, era tutto da scoprire.
Si dice però che durante i suoi numerosi viaggi in Egitto, Talete di Mileto notò diverse cose che influenzarono profondamente la sua ricerca dellἀρχή.
In particolare, Talete notò che dopo le inondazioni del Nilo il terreno produceva più frutti e diventava più fertile. In aggiunta a questo, guardando gli oceani, notò anche che i lembi di terra fossero sostenuti dalle acque oceaniche sottostanti e che dunque, in qualche modo, lacqua fosse il fondamento di tutto lambiente che ci circonda. Queste due osservazioni in particolare, congiunte naturalmente ad altre osservazioni fisiche, lo portarono a sviluppare la teoria seconda cui dovesse essere lacqua il fondamento della natura.
A pensarci oggi non possiamo non sorridere davanti a determinate deduzioni, eppure la soluzione  di Talete non è tanto lontana dalla verità: dopotutto, ancora oggi diciamo: «dove c’è acqua, c’è vita».

Allievo di Talete fu invece un certo Anassimandro che portò lastrazione del pensiero del maestro ad un livello ancora superiore. Lἀρχή di Anassimadro è infatti lApèiron (transl.) ovverosia linfinito, lindeterminato. LApèiron è dunque un principio cosmologico razionale, dedotto dalle osservazioni del filosofo sulla natura stessa. Tutto è contrario, tutto è opposizione: ma questa opposizione sta allinterno di tutte le cose, lApèiron, appunto. I movimenti ciclici interni a questo principio, interpretati in modo tuttaltro che mitologico ed irrazionale, hanno laltissimo proposito non solo di identificare un principio di tutte le cose, ma anche di delineare i momenti fondamentali della nascita dellUniverso, così come del nostro stesso mondo. La filosofia di Anassimandro è dunque una filosofia che mette ordine, che deduce cioè i movimenti attraverso cui il nostro mondo è venuto allesistenza a partire da uno stato di chaos primordiale.

Il terzo, ed ultimo, filosofo della scuola di Mileto è Anassimene che, forte delle speculazioni di Anassimandro tentò di identificare in un elemento naturale lἀρχή di tutte le cose:

«Anassimene, figlio di Euristrato, milesio, fu amico di Anassimandro. Anchegli dice che una è la sostanza che fa da sostrato e infinita, come laltro, ma non indeterminata come quello, bensì determinata – la chiama aria. Laria differisce nelle sostanze per rarefazione e condensazione. Attenuandosi diventa fuoco, condensandosi diventa vento, e poi nuvola, e, crescendo la condensazione, acqua e poi terra e poi pietre e il resto, poi, da queste. Anchegli sostiene eterno il movimento mediante il quale si ha la trasformazione.»

È evidente dunque che non bisogna cadere nella tentazione di semplificare eccessivamente il pensiero di questi filosofi che intendevano lἀρχή sempre come un concetto e non, invece, come corrispondente allelemento fisico. Vale a dire che quando Talete parla di acqua o Anassimene di aria non dobbiamo intendere queste parole come limitate dallutilizzo fisicoche ne facciamo oggi. La portata di queste speculazioni è di gran lunga superiore a quello che crediamo, proprio in virtù dellastrazione che riescono ad introdurre nel pensiero umano del VI secolo a.C.
Finalmente, grazie sopratutto a questi tre pensatori milesi, non furono più gli dèi a creare il cosmo, ma la ragione, la razionalità ed il pensiero astratto.

Eraclito: il Fuoco come principio dellUniverso

Discorso particolare va fatto invece per Eraclito, filosofo di Efeso passato alla storia per la sua speculazione. Celeberrimo il pantha rei eracliteo che, tuttavia, non è mai stato effettivamente scritto dallautore. La filosofia eraclitea si basa sullidea, non troppo dissimile da quella di Anassimandro, che la realtà sia composta di contrari. Contrari che (ed è proprio qui la rivoluzione del filosofo di Efeso) sono in un perenne rapporto di conflitto: πόλεμος (polemos, transl.)«Polemos (la guerra) è padre di tutte le cose, di tutte re» scrive Eraclito nel suo Sulla Natura, rivoluzionando per sempre il pensiero filosofico. È proprio da questo momento che nellindagine filosofica si introduce il conflitto, inteso non come qualcosa di negativo, bensì come qualcosa dal cui movimento si produce la realtà.
Dopotutto, se ogni cosa fosse in un perenne stato di stasi, non vi sarebbero cambiamenti né divenire né evoluzione. È infatti celebre il frammento Eracliteo n.12 che recita «Acque sempre diverse scorrono introno a quanti pure si immergono nei medesimi fiumi [potamoisi toisi autosi embainousin, transl.]
Non dunque un semplice pantha rei, ma un vero e proprio divenire che avviene secondo razionalità. Non è infatti πόλεμος ad essere lἀρχή di Eraclito, bensì il logos.
λόγος è una parola greca dalla significazione particolarmente sfaccettata che possiamo tradurre nei seguenti modi: parola, discorso, discorso razionale, ma anche legge universale.
Il λόγος eracliteo unisce tutti questi significati, andando ad essere non solo il principio primo di tutto luniverso, ma anche il motore razionale di tutte le cose sottoposte al suo potere. Tale ragion dessere, tale fil rouge dellesistenza è proprio il divenire, il cambiamento, lo scorrere delle acque.
Tornando momentaneamente al fr.12 vediamo come sia il fatto stesso che le acque scorrono a permetterci di dire che un fiume sia un fiume. Così, è proprio il cambiamento ad essere il fattore costituente della nostra realtà, ad essere in poche parole il λόγος di tutte le cose. Logos che Eraclito identifica con lelemento fuoco non tanto per ragioni fisiche, quanto piuttosto per la sua intrinseca e simbolica capacità di rischiarare le tenebre, associate allignoranza, ma essendo anche simbolo di imprevedibilità, mutamento e cambiamento per eccellenza.
Per Eraclito dunque la natura è natura in quanto soggetta ad una legge universale di cambiamento, evoluzione ed eterno mutamento. La voce di Eraclito riecheggia ancora oggi come un soave canto che ci invita ad evolverci, a migliorarci, ad essere la versione migliore di noi stessi: degli sveglie non dei dormienti.