di Abbatino
C’era una volta una canzone di Piero Pelù, che parlava di una bomba boomerang, una bomba che tornava indietro a chi l’aveva lanciata. Un po’ come la bomba sganciata ad arte dalla nuova icona della sinistra: il cantante Fedez. Pensava di fare un cratere nel campo del centro destra, invece più se ne parla, più danni sta facendo alla sinistra. Perché la politica si occupa di lui? Eppure è un cantante discutibile, almeno dal punto di vista canoro. È discutibile il suo senso estetico, tatuaggi ovunque, pare anche nelle parti intime. È discutibile la sua doppia morale, tra il conformista e il rivoluzionario – da salotto – tardivo. È discutibile l’opportunità di aver colto uno spazio pubblico per un interesse privato, quello della parte, di una sola parte, senza che nessuno l’avesse chiesto. Ciò che però è indiscutibile è che il Fedez politico ha coniato la massima che spopola da anni: comunisti con il Rolex. Una sintesi tutta sua. Va scritta però una cosa: se in semantica è stato davvero un genio nella sostanza, ha certamente descritto se stesso. La nuova icona della sinistra ben lontana dai Berlinguer, i Di Vittorio, i Gramsci, ripiega sullo stereotipo, forse perché di certi uomini non conosce la storia e le battaglie. È certo che conosce di più gli eccessi, del lusso, dello sfarzo, che non le battaglie sociali. A meno che non si voglia considerare una battaglia sociale la controversa legge Zan, all’esame del parlamento. Paradossale è che proprio i suoi testi delle canzoni più conosciute sarebbero probabilmente censurati dalla medesima legge, tacciandole come omofobe. Ma cosa importa, ormai è una icona della sinistra, sempre più radical chic e meno proletarie. L’importante è sproloquiare in diretta. Ovviamente a favore della sinistra. Lui può, altri no.