di Martina Grandori 

Generalmente si è abituati a definire le isole italiane come paradisi terrestri,  luoghi eletti per evadere dall’ordinario con paesaggi da cartolina, acque cristalline e una macchia mediterranea che fa sognare. Purtroppo però arriva una doccia fredda in tema di sostenibilità, il rapporto annuale «Isole sostenibili» presentato da Legambiente e Cnr-Iia dipinge ben altra situazione, la grande sfida dei Comuni vacanzieri per virare verso uno stile di vita consapevole e a basso impatto ambientale naufraga. L’Italia avrebbe molto da guadagnare dalle enormi potenzialità di innovazione e turismo ambientale, purtroppo però il divario tra le possibilità e la situazione di fatto è enorme: le 27 isole minori abitate risultano attualmente fra i territori meno virtuosi dal punto di vista della gestione del territorio. Sembra un paradosso visti gli incendi e le linee guida della Comunità Europea, ma invece la promozione di fonti rinnovabili, efficienza energetica, depurazione delle acque, recupero e riciclo dei materiali sono scelte ancora poco praticate. L’urgenza di un cambiamento è al centro di questo report che di fatto vuole essere un motore propulsivo verso interventi concreti, fondamentali quindi workshop, partnership e un network che unisca associazioni nazionali ed internazionali per far intraprendere buone pratiche a questi gioielli del turismo nostrano. Nel rapporto si legge «nonostante le isole minori italiane offrano, secondo tutti gli studi scientifici, potenzialità di produzione da rinnovabili particolarmente elevate, in nessuna si raggiunge il 6% dei consumi elettrici da fonti rinnovabili, quando nel resto d’Italia siamo oltre il 36%. Per la raccolta differenziata i valori medi sono circa del 40% e non solo possono essere raddoppiati con il porta a porta ma si possono creare sistemi di raccolta e riciclo per alcune filiere direttamente sulle isole. Per la depurazione, in alcune isole minori addirittura non esiste alcun sistema di trattamento delle acque reflue, ma pure in quelle che lo hanno siamo ben lontani da una gestione ottimale. Prevalentemente, sono ancora le navi a garantire che la situazione non vada in crisi, portando gasolio da bruciare nelle vecchie centrali elettriche, acqua, e ripartendo con rifiuti di ogni tipo, soprattutto indifferenziati». 

Se fino ad una quindicina d’anni fa la questione ambientale per molti Comuni era un tema nebuloso, addirittura fantascienza per queste piccole realtà di vacanza, oggi non si può più perdere tempo, la tutela delle risorse paesaggistiche e naturali valorizzandole con progetti mirati, il turismo per l’Italia è un comparto fondamentale per l’economia e bisogna promuoverlo in modo attuale, ossia sostenibile.

Tra le priorità la produzione di energia alternativa, il solare fotovoltaico è la più diffusa, le installazioni di micro-eolico non aumentano (identiche dal 2018), senza contare che 20 delle 27 isole italiane abitate risultano ancora non interconnesse alla rete elettrica nazionale, il che vuol dire approvvigionamenti esterni, costosi e poco sostenibile. Dal dossier emerge che solo il 5% (a Ventotene) dell’energia proviene da fonti rinnovabili, la media è inferiore al 2%. 

C’è poi la questione acqua: la scarsità idrica impone alle 27 isole approvvigionamenti via mare con navi cisterna o tramite impianti di desalinizzazione, vitale trasmettere una parsimonia quotidiana nel suo utilizzo, soprattutto ai turisti che in vacanza non prestano attenzione, basti pensare che sulle isole vivono stabilmente circa 200mila persone, d’estate questo numero si quadruplica. C’è poi il grande problema del trattamento delle acque reflue: il 40% non dispone di un sistema di trattamento e le acque finiscono in mare. 

Non manca all’appello nel rapporto «Isole sostenibili», ovviamente, la questione rifiuti: nell’amministrazione comunale il trasporto via nave dei rifiuti indifferenziati sulla terraferma è una delle voci più alte. Bisognerebbe invece implementare la differenziata e da questa trarne dei benefici energetici, oltre che economici.