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venerdì, 23 Febbraio, 2024

Inclusione a scuola? Si, ma non ad ogni costo

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Con l’inizio della scuola si inizia a discutere, come ogni anno, di inclusione. Attualmente, infatti, la politica principale della scuola italiana è quella dell’inclusione “ad ogni costo” che, se sulla carta funziona bene, nella realtà dei fatti è però particolarmente problematica per l’istruzione nazionale, incapace di far fronte alle necessità particolari di coloro che dispongono di sostegno ed educativa nelle nostre scuole.
Prescindendo però dall’incapacità formale della scuola dovuta, senza dubbio, ad una mancanza sistematica di fondi da parte del Governo, bisogna rendere conto che la principale problematica dell’inclusione “ogni costo” sia proprio un’idea di uguaglianza che, presa a lungo termine, non può che risultare deleteria e dannosa.
L’idea infatti che tutti gli individui siano uguali, frutto di una matrice cristiana ed esasperata poi dalla rivoluzione francese, è ormai profondamente radicata nella nostra forma mentis, ma è anche sostanzialmente sbagliata, volendo appiattire una natura che, al contrario, è molteplice, poliedrica e straordinariamente varia. In sintesi, non è affatto vero che siamo tutti uguali.
Al contrario, guardando all’essere umano, notiamo come ciascun individuo non solo sia differente dagli altri (discorso che prescinde da eventuali disabilità), ma sia anche internamente poliedrico, manifestando tratti del carattere, inclinazioni, emozioni ed interessi differenti con il cambiare delle fasi della propria vita. Di fronte a questa diversità sistematica, dunque, come possiamo ritenere di poter praticare l’inclusione in una classe che presenta, in media, una ventina di individualità differenti, ciascuna con le proprie inclinazioni, tendenze e sentimenti? Come possiamo poi pretendere di includere individui con esigenze specifiche, sia fisiche e psicologiche, all’interno di questa già diversificata molteplicità di individui?
Insomma, se è vero che ciascuno di noi è diverso dagli altri, è anche altrettanto vero che ciascuno studente ha esigenze e necessità differenti che la scuola dovrebbe comprendere ed abbracciare, piuttosto che tentare di appiattire attraverso una politica di inclusione sociale che, evidentemente, danneggia sia i ragazzi che gli insegnanti.
In questa prospettiva non solo la disabilità sarebbe realmente valorizzata, divenendo strumento di un’educazione davvero utile al singolo studente, ma l’istruzione verrebbe anche profondamente ripensata, adattandosi all’individuo in genere piuttosto che alla collettività e fondandosi sui classici valori di individualità e di riconoscimento dell’unicità, piuttosto che sulla falsa idea di uguaglianza senza personalità gridata a squarciagola sulle note del motto: «Liberté, Egalité, Fraternité!»

di Stefano Sannino

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