di Martina Grandori

Se ne parla già da un po’, per molti è quasi fantascienza pensare ad un aereo elettrico come le macchine, in fondo siamo tutti abituati a quel rumore inconfondibile dei motori degli aeroplani. Ma il futuro dell’aviazione cerca comunque di guardare alla sostenibilità, l’ingegneria areonautica da tempo sta studiando come arrivare alla grande svolta, i problemi però non sono solo di natura economica, ma anche tecnica perché al momento i motori elettrici per aeroplani non sono compatibili su per voli lunghi, per il momento ci si aggira sui 45-60 minuti, colpa della batterie molto pesanti e possono fornire una limitata quantità di energia. Progressi significativi in questo senso si otterranno quando si riusciranno a realizzare batterie con una densità di 400 Wh/kg, un traguardo non lontano ma nemmeno imminente. Il patron di Tesla, Elon Musk, crede da anni in questo cambio di rotta, ma anche per lui il grande nodo da sciogliere è l’efficientamento delle batterie odierne. L’aviazione civile è entrata comunque nell’era della propulsione elettrica con svariati progetti, l’ultimo è Alice. Volerà dal 2024 con batterie al litio, toccherà i 400 chilometri all’ora, potrà portare 9 passeggeri o 1,2 tonnellate di merce e avrà un’autonomia di 800 chilometri. A capo del progetto Alice, la start-up israelo-americana Eviation con base a Seattle, l’unica pronta a mettersi sul mercato con un velivolo commerciale elettrico: linee affusolate, grandi finestrini e la carrozzeria leggerissima, assomiglia un po’ a una Tesla dei cieli, pronta a diventare di moda fra i ricchi del pianeta più impegnati sul fronte della sostenibilità.

Questa significativa rivoluzione green, ovviamente, è in atto soprattutto in paesi sconfinati come Stati Uniti o Brasile dove l’areonautica è un comparto molto forte. Vedi l’Universal Hydrogen che vuole convertire 15 velivoli a idrogeno verde, Lilium, start-up tedesca che produce aerei elettrici venderà 220 dei suoi jet (di 1 miliardo di dollari) alle linee aeree brasiliane Azul, l’obiettivo è creare una flotta di tipo eVTOL, ovvero decollo e atterraggio verticale di aerei elettrici, in tutto il Brasile da qui al 2025. In Canada, Stato attentissimo alla salvaguardia dell’ambiente, pioniere di molti buoni comportamenti già da decenni, il governo ha messo a disposizione 130 milioni di dollari per lo sviluppo di un propulsore elettrico per ridurre drasticamente le emissioni di CO2, si parla di un -30% e se tutto procede anche il Canada avrà la sua flotta di aerei elettrici entro il 2024. Sempre in Canada, a Vancouver, la compagnia  di soli idrovolanti Harbour Air (specializzata in voli per turisti) ha annunciato a primavera che nei suoi velivoli convertirà tutti i motori a pistoni  con nuovissimi motori elettrici, l’autonomia sarà di un’ora, perfettamente in linea con i tempi medi dei voli turistici che sono sempre entro i 45 minuti. Poter volare a basse emissioni ovviamente coinvolge anche colossi come Airbus che l’anno scorso ha annunciato che i suoi primi 3 concept a zero emissioni debutteranno nel 2035 sfruttando l’idrogeno e non le batterie elettriche. Malgrado ciò, si è ancora decisamente lontani da un’effettiva conversione elettrica dei motori, e questo spiega perché i grandi produttori siano un po’ lenti nell’intraprendere questa nuova via, nonostante i progetti più validi possano contare su finanziamenti concreti.