di Gabriele Rizza

C’è un mondo invisibile dietro ogni film che guardiamo o videogioco a cui giochiamo, un mondo invisibile che però ascoltiamo in ogni scena, fatto di suoni che diventano iconici. Noi de La Critica abbiamo chiacchierato con il sound designer Paolo Eusepi – membro del team del polo di produzione Studio 256, insieme a Stefano Usai, Valerio Cartareggia, Fiorenzo Serino, Federico Sciò e guidati dal sound director Prof. Luigi Sansò – per farci raccontare cosa sta dietro un fruscio delle foglie in un film o il percorso di creazione di una colonna sonora.

Guardiamo film, anime e giochiamo ai videogiochi, restiamo colpiti dai suoni e dalle colonne sonore, eppure si conosce poco del lavoro che c’è dietro un semplice suono. Ci spiega che tipo di lavoro fa un sound designer?

«Tutti i suoni di un qualsiasi prodotto cinematografico, dell’animazione e dei videogiochi sono inseriti in post produzione, è tutto fatto in sound design. Si parte dalla creazione da zero di suoni con la sintesi, oppure si parte da registrazioni fatte ad hoc, non abbiamo librerie di suoni da cui attingere. Questa operazione di creazione di suoni in sound design, e quindi di modifica a posteriori, viene fatta per più motivi: tecnica, perché il regista deve avere la possibilità di decidere quante volte quel suono deve essere presente all’interno della scena o anche di dare un’impronta all’importanza di un suono a livello narrativo, perché una moneta che cade a volte non è una semplice moneta che cade, oppure l’anello che lascia cadere il protagonista di un film romantico ha un valore intrinseco superiore al semplice suono. Chi comanda è sempre il regista, che è colui che ha in mente l’idea e avrà l’ultima parola».

Sei parte di un team, quello dello “Studio 256”, il lavoro è frutto solo della creatività personale o dietro c’è un lavoro di squadra?

«Il concetto di squadra è fondamentale, la visione d’insieme come team. Si può pensare che c’è solo una singola persona che lavora, invece il team dona il vero risalto a questo lavoro, sia per noi singolarmente che per il risultato finale. Se ci sono più persone che si concentrano su più aspetti il risultato è certamente migliore. Ovviamente, prima di consegnare il prodotto al cliente, tutto passa tra le mani del sound director, il nostro ha anni e anni di esperienza nel campo ed è il migliore nella selezione e nel comprendere se il nostro lavoro è in sintonia con quanto richiesto dal cliente. Questo confronti e controlli aumentano notevolmente la qualità del risultato».

Ci sono dei casi in cui un suono creato da zero è diventato iconico?

«L’esempio più classico di quando si parla di sound design è il suono della spada laser, in natura non fa suono ma se domandi in giro per il mondo che suono fa, ti risponderanno con il suono che fa in Star Wars».

A volte le colonne sonore precedono la fama di un film o di un videogioco, come funziona la creazione e la scelta delle musiche?

«È sempre il regista (o lo sviluppatore di giochi) che comanda, noi siamo al servizio della sua idea. Ci viene spiegata la storia, cosa si desidera a livello di comunicazione emotiva, ad esempio tristezza o una tristezza con una via d’uscita, a volte può capitare che diano delle tracce di riferimento chiedendo un tipo di comunicazione simile, oppure chi ha fiducia in noi per le tante collaborazioni, ci dà indicazioni e lascia fare a noi. La storia è sempre di qualcun altro, noi lavoriamo per la sua storia».

Abbiamo parlato dei media più tradizionali, ma i cosiddetti new media sono un’opportunità creativa e lavorativa anche per il vostro settore?

«Certo. Noi dello Studio 256 stiamo lavorando per un progetto innovativo e unico al mondo nel suo genere per il canale Cydonia e Chiara della piattaforma Twitch, Il torneo dei sette fiori.  È un torneo di sfide online tra gli allenatori Pokèmon, ma con delle storie lanciate in ogni diretta sotto forma di animazione. Noi lavoriamo per la componente audio, c’è stato un grande investimento perché ci stanno lavorando animatori, c’è squadra importante di doppiatori e ci siamo noi che stiamo lavorando alle musiche e al sound design».

La pandemia ha colpito duramente anche il settore della cinematografia, ne avete risentito anche voi?

«Durante la pandemia abbiamo avuto una battuta d’arresto importante. Il nostro studio si occupa anche di didattica e siamo stati tra i primi in Italia ad usare le piattaforme online, sotto questo punto di vista è andata bene.  Mi fa piacere raccontare che in questo anno difficile abbiamo collaborato con la Rai per lo spin off di una serie andata in onda su Rai Gulp e visibile oggi su Rai Play, Jams #unitipiùchemai. Serie che racconta la pandemia vista dagli occhi degli adolescenti».