di Daniela Buonocore

Spesso sentiamo parlare di violenza fisica sulle donne, violenza che il più delle volte sfocia in femminicidio, ma poco, o quasi mai, si parla di un altro genere di maltrattamento domestico, e non perché sia meno pesante, ma semplicemente perché meno evidente rispetto ai lividi. Sitiamo parlando di violenza psicologica; molti uomini non accettano un rifiuto ad una proposta, o la fine di una storia, e pertanto iniziano a perseguitare la vittima offrendole dei fiori tempestandoli di messaggi, e richiedendo sempre più tempo in compagnia della vittima che, inevitabilmente, si ritrova isolata da amici e familiari, per poi finire vittima di insulti e umiliazioni, e/o, in alternativa, con sensi di colpa e un senso di oppressione causati dell’aggressore. Tutto questo causa nella vittima attacchi d’ansia, panico, e spesso depressione. La violenza psicologica non viene subito riconosciuta perché spesso si presenta sotto forma di regali e attenzioni, ma, così facendo, scava ferite molto più profonde di quelle lasciate dagli schiaffi, perché colpisce la parte più profonda della donna che la subisce.
La violenza sulle donne, fisica, verbale o psicologica, è un fenomeno altamente trasversale, e l’unico modo per riconoscerla è soltanto uscirne con la consapevolezza, consapevolezza che costa cara alle vittime, specialmente a tutte quelle che difficilmente riescono a cogliere i segnali che rimbombano come campanelli d’allarme. In una relazione intima in cui si tende a fidarsi dell’altro, l’obiettivo principale dell’uomo è solitamente uno solo, ovvero quello di controllare la donna, soprattutto convincendola del fatto che, senza di lui, lei sarebbe inutile come donna, come madre, come compagna, o lavoratrice. Nella maggior parte dei casi l’interessato presenta una forma di gelosia patologica che sfocia nella possessività e nel desiderio di controllo. In questo caso è già presente una situazione di violenza psicologica, così come spiega la dottoressa Garofalo: “in una relazione in cui esiste il bene, ognuno ha i suoi spazi e non bisogna chiedere il permesso per spostarsi o per compiere ciò che si desidera, appena ci si rende anche conto che i nostri confini sono violati, allora significa che qualcosa non va”. Una vera e propria manipolazione profonda che può creare momenti dissociativi, destabilizzando profondamente la vittima. Da qui il passo successivo sono gli attacchi di panico, la depressione, la paura. Proprio per questo sono stati creati centri antiviolenza a cui le donne possono rivolgersi e chiedere aiuto, affrontando un percorso psicologico e legale. Nel caso dell’impossibilità di muoversi si potrà richiedere sostegno tramite il numero 1522 . Oggi grazie alla sensibilizzazione, le giovani generazioni sono molto più consapevoli del fatto che le donne non debbano permettere agli uomini di mettere in discussione il proprio valore. La violenza psicologica non si vede, ma fa altrettanto male quanto quella fisica.