Il simbolo del sandalo nel mondo antico

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Tra tutti i gesti quotidiani che compiamo senza porre troppa attenzione, ce ne è uno che, forse più di qualunque altro, cela un significato simbolico su cui il mondo antico costruì un intero topos letterario ed artistico e di cui, ancora oggi, il mondo accademico dibatte per svelarne il senso più profondo: indossare le scarpe.

Quello che a noi sembra infatti un gesto banalissimo, era per gli antichi qualcosa di quasi divino, dal momento che la calzatura, nello specifico il sandalo, era investita nel mondo classico di una valenza teologica di tutto rispetto. Da Orfeo ad Eracle, da Osiride ad alcuni epitaffi romani, numerosi sono gli eroi, le divinità o gli uomini comuni che vengono rappresentanti e descritti indossanti una sola calzatura sul piede destro, lasciando il piede sinistro scalzo.

Lungi dall’essere una velleità artistica del mondo antico, questo simbolismo peculiare noto come monocrepidismo o monosandalismo ci racconta di una natura contraddittoria, liminale e finanche infernale che porta una sé delle implicazioni rituali e religiose di tutto rispetto.

Gli enti recanti un solo sandalo, infatti, sono, nel mondo antico, enti capaci di compiere ciò che comunemente viene conosciuto con il nome di catabàsi, o viaggio agli inferi. La condizione monosandalica dunque circoscrive questi esseri all’interno dei nebbiosi confini della loro natura liminale, ossia posta al limite del nostro mondo. Essendo capaci di scendere nel Tartaro, de facto, questi enti non sono più solamente umani o solamente dèi, ma al contrario acquisiscono anche una natura infera, legata inequivocabilmente al mondo della morte. Nel particolare, dunque, il piede destro, recante la calzatura, separa l’uomo dagli Inferi e lo avvicina alla sfera celeste, mentre quello sinistro, scalzo, consente all’uomo di toccare il Tartaro e dunque, simbolicamente, di compiere la propria discesa tra i morti. Non bisogna dunque stupirsi se gran parte del simbolismo religioso-iniziatico del mondo antico è legato a questo oggetto che oggi definiamo ordinario, ovverosia il sandalo: esso è veicolo di una condizione unica, che nemmeno tutti gli dèi riescono a possedere completamente e che consente di fare visita ai defunti ritornando infine sulla terra.

Intrinsecamente, dunque, il simbolismo del sandalo è legato a doppio filo a quello dell’elemento acqua, anch’esso designante una realtà ambigua, contraddittoria, al limite tra la vita e la morte, il sacro ed il profano, il cielo e gli inferi.

La eco del passato ci porta, ancora una volta, un messaggio antico pregno del canto di un simbolo ormai divenuto ordinario, celante in verità tutti i misteri della morte.

di Stefano Sannino

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