di Mario Alberto Marchi

“La semplificazione si realizza attraverso interventi normativi, amministrativi, organizzativi e tecnologici finalizzati a ridurre il peso della burocrazia su cittadini e imprese. Quello che conta non sono le norme introdotte o eliminate, ma l’effettiva riduzione dei tempi e dei costi.” A dirlo non è un pericoloso agitatore di folle o un sindacalista da barricate, ma il sito del Ministero per la Funzione pubblica – ovvero la Pubblica Amministrazione – che tra le sue missioni ha anche quella della semplificazione. Non è una novità, prova ne sia che chi ora riveste la carica di Ministro, già lo fece nel 2008. ad allora risale la creazione di un vero e proprio dipartimento per la semplificazione normativa.

Ebbene, dopo 13 anni e con la palude della crisi covid dalla quale cercare di uscire, un po’ di alleggerimento della burocrazia a favore dei cittadini, ma soprattutto delle imprese, sarebbe gradito. Invece qualcuno sembrerebbe essere riuscito ad inventarsi addirittura qualcosa in più. La denuncia viene dalla Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) e riguarda il modello che tra qualche giorno andrà compilato per la dichiarazione dei redditi. A quanto pare, non solo non conterrà alcuna semplificazione rispetto al passato, ma anzi comprenderà una nuova voce, un nuovo calcolo che riguarderà oltretutto non voci di reddito, ma aiuti ricevuti proprio per la crisi covid. Il nuovo modello di dichiarazione dei redditi prevede che la sezione dove indicare i dati sugli Aiuti di Stato non sia più limitata agli aiuti fiscali automatici ma comprenda anche i benefici erogati a fondo perduto da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Nel riquadro – spiega Cna– non sarà sufficiente inserire l’ammontare del contributo ricevuto, dovrà essere calcolato il risparmio d’imposta ottenuto dall’impresa in ragione della situazione reddituale dichiarata per l’anno 2020 in quanto i contributi a fondo perduto causa Covid sono esclusi dalla tassazione. In pratica, chi si è visto costretto a ricorrere ad un aiuto, magari per poter pagare lo stipendio a un dipendente o l’affitto dell’ufficio, non solo deve dichiararlo, ma deve pure calcolare quanto ha risparmiato in termini fiscali rispetto al caso che se quell’aiuto non fosse stato a fondo perduto. Ora, lasciamo perdere il concetto piuttosto fastidioso di avere “risparmiato”, in un momento in cui c’è chi l’attività ha dovuto chiuderla, malgrado quei soldi a fondo perduto, il fatto clamoroso è che quei dati e il risultato di quel calcolo in più che si chiede al contribuente, sono già in possesso della Pubblica Amministrazione. Probabilmente, basterebbe premere un tasto su un computer, in qualche ufficio dell’Agenzia delle Entrate, per averli, ma non si sa perchè deve a pensarci il contribuente. Come non avesse altro cui pensare.