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lunedì, 20 Maggio, 2024

Il quadrato magico del Sator

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Il quadrato del Sator è una composizione di 5 parole di 5 lettere disposte in un quadrato 5 per 5 che dà vita a quella che si chiama una frase palindroma ovvero che può essere letta sia da sinistra a destra che da destra a sinistra e in questo caso anche dall’alto al basso e dal basso verso l’alto. Da questo punto di vista il quadrato del Sator è particolarmente riuscito perché lo si può leggere da più direzioni. La frase è in latino: Sator Arepo Tenet Opera Rotas.

Il significato non è univoco ed è stato oggetto di studio e di svariate interpretazioni da parte di uno stuolo di studiosi. Intanto possiamo notare che se si prendono le iniziali di ogni parola si forma di nuovo la parola Sator e se si prendono le finali abbiamo la parola Rotas; prendendo la seconda lettera di ogni parola troviamo Arepo, facendo la stessa cosa con la terza lettera otteniamo Tenet e infine con la quarta otteniamo Opera. Sator letta da destra a sinistra dà Rotas, così come leggendo al contrario Arepo otteniamo Opera, mentre Tenet è palindroma di suo perché letta da destra o da sinistra si ha lo stesso risultato. Una delle tante particolarità di questa enigmatica frase.

La parola Sator significa seminatore, coltivatore e in senso figurato padre o creatore. La seconda parola, Arepo è quella più misteriosa perché sembrerebbe nel contesto della frase un nome proprio, ma tale nome non è attestato in nessun testo o iscrizione antica. Sono stati propugnati vari significati cercando parole simili. Alcuni studiosi hanno pensato a qualche termine di tipo agricolo proponendo un aratro con ruote, un falcetto o un piccolo appezzamento di terreno. Tenet significa tiene o guida, Opera potrebbe essere tradotto “con cura” o con “opere” e infine Rotas “ruote”. La frase nel suo significato più letterale si potrebbe intendere come “il seminatore Arepo maneggia con cura le ruote”. Però se si tiene conto che Sator significa anche creatore si potrebbe intendere come “il creatore delle terre governa le ruote celesti”. La frase potrebbe essere stata costruita volutamente per avere più significati e la stessa parola Arepo potrebbe essere stata costruita per rendere palindroma la frase e per una vaga assonanza fonetica con alcuni attrezzi agricoli. Così se si considera “arepo” come falcetto si potrebbe pensare che Sator si riferisca al dio romano Saturno di cui uno degli attribuiti è proprio il falcetto essendo protettore dell’agricoltura. Uno dei problemi interpretativi è dato dalla non chiara identificazione del contesto se cristiano o pagano. Uno dei più antichi quadrati è stato trovato a Pompei e ovviamente precede l’eruzione dell’Etna. A quell’epoca il cristianesimo era agli albori, ma già presente a Pompei. Nel medioevo lo ritroviamo anche all’interno di chiese, ma ciò potrebbe rappresentare un’appropriazione di un simbolo già esistente. Una questione che gli studiosi non sono riusciti a risolvere. Il pastore evangelico tedesco Felix Grosser nel 1926 anagrammando le varie lettere riuscì a scrivere 2 volte le parole Pater Noster in forma di croce con al centro la lettera N e lettere A e O a fare da contorno a simboleggiare l’alfa e l’omega ovvero l’inizio e la fine come indicati nel libro dell’Apocalisse. Con questa interpretazione il quadrato potrebbe essere stato un simbolo di riconoscimento dei primi cristiani. Il problema di questa tesi è che il libro dell’Apocalisse è posteriore al quadrato pompeiano e rimane fra l’elenco delle varie ipotesi, particolarmente osteggiata dagli studiosi che propendono per un’origine pagana.

Al di là dei possibili significati, la sua diffusione è dovuta al suo uso magico come protezione dagli incendi e da varie malattie. Da questo punto di vista bisogna accostarlo ai quadrati magici numerici che hanno la caratteristica che la somma dei numeri sulle colonne, sulle righe e sulle diagonali è sempre lo stesso. Oltre a rappresentare una curiosità matematica, in passato sono stati usati con fini simbolici e magici come protezione o associati ai vari pianeti o agli angeli, così che ogni angelo corrispondeva ad un numero e al relativo quadrato magico.

In passato il simbolo era usato comunemente sia per velare i significati affinché solo una ristretta cerchia potesse correttamente interpretare, sia per spiegare in maniera sintetica concetti piuttosto complessi: velare e svelare.

di Vito Foschi


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