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venerdì, 12 Aprile, 2024

IL PD E L’ABITUDINE DELLE MANCE ELETTORALI: istruzioni per comprare il voto dei giovani

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di Gabriele Rizza

Mario Draghi ha prontamente declinato la proposta del segretario del PD, Enrico Letta, riguardo la possibilità di introdurre una nuova tassa di successione all’1% per i beni che superano il milione di euro, il ricavato dovrà poi andare ai diciottenni con un contributo una tantum.  Insomma, l’ennesimo bonus. La logica di Letta è che la “generazione covid” ha pagato più del dovuto sul proprio futuro e i contributi non sono risorse che vanno prese dal Recovery Plan o a debito, ma tassando ancora altri italiani. Draghi ha logicamente sottolineato come questo non sia affatto il periodo per nuove tasse, seguito in coro da Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Italia Viva.

Enrico Letta sembra avere in cima al programma il benessere della gioventù, peccato che tutto è incanalato in una visione distorta e distorsiva. Prima di tutto, quanto a generazioni sembra che negli ultimi cinque anni siano passate venti generazioni per quanti nuovi appallativi sono stati creati: generazione millennial, Bataclan, generazione Z e ora covid. Un lustro sembra un’era giurassica per il marketing politico, eppure i nostri ragazzi sono ancora ragazzi. Ma qui siamo nell’ambito della cultura e delle concezioni frivole, il peggio della concezione di Letta è altro: il PD ha la pessima abitudine di seguire ostinatamente la strada dei bonus, che però sono solamente mance elettorali. Uno sperpero di denaro, che certamente innalza i consumi nel brevissimo periodo, ma ben poco porta alla progettualità e alla costruzione delle idee formative e imprenditoriali dei giovani. Come dimenticare l’inutile regalo di compleanno di 500 euro ai diciottenni targato Renzi, un’ottima pubblicità per il premier, ma 500 euro tutti insieme poco offrono al percorso di cresciuta dei giovanissimi, perché ai giovani bisogna offrire opportunità nel lungo periodo, un supporto per le scelte di studio, di lavoro e di cultura che questi vorranno fare. Le strade da seguire sono altre, ma meno appariscenti e che non portano un immediato consenso elettorale. Il PD si pone come partito progressista, il più agganciato al treno europeo, ma persevera in prassi da Prima Repubblica.

Piuttosto che destinare bonus e mance, si investa si metta al Ministero dell’Istruzione una figura valida e visionaria e si investa seriamente sul sistema scolastico: non è vistoso, non si capirà subito che un partito è dalla parte dei giovani (perché sembra che se non metti direttamente soldi in tasca ad una categoria non sei dalla sua parte, ma questo rientra nell’infantilismo politico del terzo millennio), ma sarà sicuramente essere dalla parte del loro futuro. Si garantisca al povero di avere le stesse opportunità del ricco, per il merito e per le idee, si premino i progetti lavorativi, si coprino costi fissi dei percorsi universitari tra tasse e libri di testo. Non c’è cosa peggiore di comprare i giovani con le mance, è un futuro senza domani.

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