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sabato, 2 Marzo, 2024

Il Ministro Pichetto Fratin istiuirà una commissione ad hoc per una revisione completa del Codice dell’Ambiente

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Recentemente, durante un convegno, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha annunciato la costituzione di una commissione per la revisione ed il riordino del Testo Unico Ambientale, ossia il Decreto legislativo 152/2006, per molti definito semplicemente, il Codice dell’Ambiente.

Il 152/2006, come tutti i Decreti legislativi ha tratto origine da un’apposita legge delega del Parlamento, nel caso di specie la L. 308 del 2004, che però inizialmente aveva previsto l’emanazione di vari decreti e non di uno solo, come poi, per ragioni di velocità approvativa, si optò. In origine il Testo Unico Ambientale, constava di 318 articoli, e sei parti che poi son diventate negli anni a venire ben otto, a seguito di continue modifiche e revisioni susseguitesi, davvero tante, per non citare poi anche le diverse e spesso antipodiche interpretazioni, sia degli organi di controllo che delle varie autorità competenti, tutte finalizzate, anche se non sempre hanno raggiunto tale scopo, alla semplificazione ed all’adeguamento normativo con le nuove e sempre più nascenti esigenze, dell’odierna società.

Di certo un grande impulso a tale esigenza di riforma, oltre alla transizione ecologica universale in atto, è stato dato dalle recenti modifiche costituzionali, avvenute nel febbraio dello scorso anno, che hanno riguardato l’articolo 9 e l’articolo 41, della nostra Carta Costituzionale.
Infatti i novellati articoli, che aprono nuovi scenari verso la sostenibilità, hanno introdotto “concetti ecologisti” più moderni e pregnanti, come il dovere di tutelare gli ecosistemi, la biodiversità e l’ambiente nell’interesse delle nuove generazioni, al pari del patrimonio
storico/artistico e del paesaggio, così come stigmatizzato dall’articolo 9 ed un nuovo concetto di ambiente e salute, che vanno considerati alla stregua di altri principi fondamentali come la libertà e la sicurezza, e che per tale ragione non possono essere più, costituzionalmente sacrificati, come appunto enunciato dal nuovo articolo 41. Cambiamenti epocali, che richiedono un urgente allineamento tra questi nuovi “principi” di tutela ambientale e l’attuale Codice dell’Ambiente.

Altra esigenza alla base di questa paventata revisione normativa, è senz’altro quella connessa alla sempre più richiesta semplificazione e snellimento delle procedure autorizzative per le imprese del settore, che spesso proprio a causa di queste continue modifiche, che hanno interessato il Testo Unico Ambientale, si sono trovate ad affrontare un’ ipertrofia normativa, un groviglio e norme ed interpretazioni, che spesso genera ed alimenta situazioni di instabilità ed incertezze applicative.
Infatti accade che molti progetti di aziende in procinto di essere autorizzate all’esercizio di attività nel comparto ecologico, spesso si ritrovano a fronteggiare insostenibili lungaggini burocratiche da parte delle istituzioni competenti al rilascio, queste ultime difatti, disorientate, dilatano i tempi e le procedure, risultando infine un vero e proprio freno sia per il proliferare di nuove imprese, che in molti di questi casi desistono (svilendo in tal modo anche il principio di concorrenza e lo stesso sviluppo economico) che per la piena attuazione dei processi che conducono alla sempre più indispensabile, come universalmente riconosciuto, transizione ecologica.

Alla luce delle recenti evoluzioni socio-economiche-ambientali, elementi sempre più interconnessi ed inscindibili, si reputa quindi indispensabile una profonda riforma del Codice dell’Ambiente, riforma che non deve limitarsi però a curarne la sola forma, altrimenti sarebbe un inutile restyling, e che creerebbe solo ulteriori confusioni ed incertezze, basti pensare ai predetti potenziali danni, ma che vada ad adeguare in modo chiaro, pragmatico e diretto, il nuovo Testo Unico Ambientale alle effettive esigenze della concreta attuazione di uno sviluppo sostenibile che poggi saldamente le proprie radici sulle nuove tecnologie e che tenga conto della crescente produttività e soprattutto della tutela, reale e praticabile, dell’ambiente, inteso come tutto quello che circonda l’uomo.

di Francesco della Corte

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