di Abbatino
È certo che lo Stato diventa impotente di fronte a certi fenomeni che arrivano all’improvviso e non c’è molto da fare, come la pandemia. Si contano i morti, i danni e si prova ad uscirne.
<span;>Ma se si tratta di un rave party si può dire che tutto era inevitabile? Da cosa nasce un rave? Il tam tam dei soliti noti, conosciuti dalle forze dell’ordine per lo più, stranieri facilmente individuabili quando attraversano la frontiera e lo stivale per poi arrivare in una località del viterbese. Se sono pochi all’inizio, diventano tanti in poco tempo, proprio, appunto, con il richiamo del corno che loro ben conoscono. Pertanto non è lontano dal vero se riescono ad agglomerarsi con strumenti rudimentali quali Facebook, ben conosciuti anche dalla nostra intelligence e dalle forze dell’ordine. Se è tutto chiaro, se è tutto così rudimentale e se, come emerge dalla stampa, tutti sapevano, come mai il ministro non ha dato un ordine chiaro, una direttiva al fine di bloccare i 50 che poi sono diventati 5000? Suona strano che in un paese come il nostro non si riesca a prevenire eventi così lampanti e rincorribili con una buona dose di buon senso: circa cinque o sei mila giovani, o forse anche di più, sono riusciti a radunarsi per qualche giorno in barba a tutte le regole e sopratutto alle norme di sicurezza imposte dai protocolli del COVID. Se poi emerge che tali soggetti erano seguiti, perché quando erano in numero esiguo non sono stati fermati? Perché non sono stati dispersi prima che si moltiplicassero? Perché le cose sono due: o il ministro non è stata capace di fermare questo evento e deve dimettersi, oppure il ministro non ha dato delle direttive applicabili  in questi casi lasciando i prefetti e questori senza ordini e comunque deve dimettersi.