di Martina Biassoni

 

Livia Chiffi, 23 anni, varesina di nascita, ma con il mare della sua Puglia sempre nel cuore, da quattro anni ha una pagina Instagram (@anchetulil) dove pubblica le sue illustrazioni. Un’idea originale, quella della sua Lil, un personaggio immaginario, ma che rappresenta la personalità, le emozioni, i sogni e le avventure che Livia vive e sperimenta. Non solo illustrazioni originali, ma anche riflessioni e dialogo. Per questo e per scoprire di più su Livia Chiffi e sulla sua Lil, La Critica l’ha intervistata.

Se dovessi presentare Lil a qualcuno che non la conosce come la descriveresti? Quanto di te c’è in Lil? E quanto di Lil c’è in te? 

Non è facile presentarla, perchè significherebbe raccontare me stessa dal punto di vista emozionale, ma potrei descrivere Lil in due modi: come la forma naturale e spontanea delle mie idee e come un personaggio con un’estetica ben definita che si esprime senza bisogno della parola. Lil è nata in modo del tutto naturale e spontaneo, senza che la cercassi, è il mezzo con cui trascrivo su carta le mie emozioni.

Solo con il tempo mi sono resa conto che ci somigliamo molto anche esteticamente. Lil è la concretizzazione delle mie idee, non potrebbe assumere altre sembianze se non quelle che ha e che la rappresentano dal primo momento. In questi anni è diventata un progetto a sé, su Instagram racconta di me, ma anche delle persone che mi seguono. Ha un’identità forte e mi capita di doverla rincorrere lungo la strada, anche se so che senza di me non esisterebbe in questa forma e con queste caratteristiche. 

Illustratrice, giovane donna e la realtà italiana. È una sfida? C’è qualcosa di questo lavoro che invece ti ha semplificato situazioni di vita quotidiana?

Si tratta principalmente di una sfida con sé stessi: mettersi sempre in discussione, non essere mai soddisfatti e cercare continuamente di migliorarsi, senza adagiarsi. Il campo dell’illustrazione è sicuramente molto competitivo, ma è una pressione che non sento molto per fortuna. Quando è necessario darmi una definizione mi definisco illustratrice solo sulla carta, ogni artista che si rispetti è portatore di una propria identità, che lo porta ad essere perfetto in alcuni contesti e meno adatto in altri. Ma non significa essere più o meno bravi di un collega, significa fare il proprio.

L’essere donna è un aspetto positivo, ma complesso, l’importante è imparare a darsi valore e a conoscersi.

In questo sono avvantaggiata proprio per i miei vent’anni che considero una grande spinta, sono un momento di evoluzione necessaria e inarrestabile della vita che si sposa bene con la necessità evolutiva di un progetto artistico. 

L’Italia potrebbe non essere la nazione migliore per lavorare da artista freelance, ma credo fermamente che ogni posto sia quello giusto quando si è sicuri di ciò che si fa, gli spazi si creano sempre. 

Questo lavoro ha cambiato molto il mio modo di vedermi. L’avere un progetto personale, apprezzato da sconosciuti è stimolante e mi ha aiutata a credere nelle mie capacità anche quando non ero soddisfatta: sono perfezionista e spero di continuare a non essere mai completamente soddisfatta di ciò che faccio, è una condizione che apprezzo. Grazie a Lil ho molta più coscienza di me e ho ho imparato a gestire delle responsabilità importanti che mi obbligano a mettermi in gioco ogni giorno.

So che oltre alle illustrazioni su carta o in digitale impreziosisci anche capi vintage o nuovi, cosa ti ispira in queste creazioni? 

Vero, ho dipinto a mano su diversi capi vintage.

La moda è da sempre una mia grande passione, ereditata da mia madre. Da ragazzina ero più abituata a vedere le arti come passioni perché temevo che a livello pratico avrei potuto farne poco uso. Grazie a Lil ho scelto di mettere i miei progetti artistici al primo posto e questa decisione si è riflessa anche sul mio percorso di studi: ho intrapreso da poco un corso magistrale in editoria di moda. È sicuramente una possibilità di mettermi in gioco in due ambiti che 

mi affascinano da sempre: il vintage, ovvero l’emozione di indossare capi che sono un unicum, rari e confezionati in tessuti preziosi, e il mio grande sogno di bambina, quello di realizzare abiti disegnati in tutto e per tutto da me. Per lavorare ad un progetto simile il primo passo è sempre studiare.

Grazie a Lil riesci a superare i momenti no, ma quali sono gli obiettivi  che vorresti raggiungere? 

Il mio più grande obiettivo è appunto la realizzazione di una mia collezione di vestiti, un progetto ancora indefinito nei modi e nei tempi, ma che sono certa arriverà. Grazie a Lil ho vissuto moltissime esperienze fantastiche, ma il momento che non scorderò mai è la mia prima personale, nell’agosto 2019 all’ex Convitto Palmieri di Lecce, iniziativa che è stata sponsorizzata anche dalla Regione Puglia, dal Museo Castromediano e dalla Provincia di Lecce. Ricordo con grande emozione il 2 agosto, giorno dell’inaugurazione: moltissimi presenti e altrettanto interesse verso i miei lavori, ne sono sempre molto grata. Un periodo che amo definire “di grande commozione”, un’estate salentina un po’ surreale, diversa da tutte le precedenti, divisa tra il mare e le sale espositive.Mi piace ricordarlo come il mio personalissimo battesimo, pensare a quei momenti mi mette sempre di buon umore. Sono fortunata. 

 Da quando hai aperto la tua pagina sono passati 4 anni, sicuramente tu sei cresciuta, come è cresciuta Lil? Come vorresti che continuasse a farlo? 

Sono cresciuta tantissimo e Lil è cresciuta di pari passo con me.

Livia negli anni è cambiata molto e mi è capitato, forse per non deludere chi mi ha sempre seguita, di lasciare che Lil camminasse un po’ con le sue gambe. Lei si evolve con Livia e ora che Livia è un passo più avanti dovranno trovare un nuovo punto di incontro.

Seguo un flusso che so che ci porterà a qualcosa a di nuovo. Ci teniamo per mano e siamo pronte.

Lil ha uno shop online ed è possibile anche fare ordini personalizzati via mail.