di Alessandro Giugni

Alcune settimane or sono avevamo analizzato analiticamente alcune delle principali e più importanti novità della riforma del sistema processuale presentata dal Ministro della Giustizia, Marta Cartabia. In tale sede, si era posto l’accento sulle criticità che sarebbero potute sorgere con riferimento ai nuovi termini della prescrizione.

Esse sono divenute, pochi giorni dopo la presentazione del testo di legge, oggetto di scontro tra le varie anime partitiche che compongono l’attuale governo: in particolare, il Movimento 5 Stelle ha sostenuto la necessità di emendare suddetto testo con riferimento ai reati con aggravante mafiosa, relativamente ai quali due soli anni per la celebrazione del processo d’appello non sarebbero stati sufficienti al fine della pronuncia di una sentenza e si sarebbe, così, rischiato di rendere impossibile procedere contro chi si fosse macchiato di detti reati. Si è, dunque, giunti, dopo una serrata opera di mediazione da parte del Ministro, a un compromesso che ha soddisfatto tutte le componenti del Governo: per la celebrazione dei processi di appello relativi a reati con l’aggravante mafiosa ci saranno 6 anni di tempo. I processi attinenti i reati di cui agli artt.416 bis e ter (associazione a delinquere di stampo mafioso) non sarà previsto alcun limite di tempo.

Al fine di incentivare i partiti a esprimersi favorevolmente nei confronti di una riforma che questo Paese necessita da anni, il governo ha posto due fiducie sul provvedimento: la prima è stata posta sulle norme apicali contenute nel testo e immediatamente operative; la seconda è stata posta sulla seconda parte del testo, il quale prevede una delega al governo nella quale rientrano le nuove misure sulla improcedibilità e sul regime speciale per i processi di mafia, terrorismo, droga e violenza sessuale.

Nella prima delle due fiducie poste dal governo sono stati registrati 462 voti a favore, 55 voti contrari e 1 astenuto.

Nella giornata di ieri, 2 agosto 2021, la Camera ha espresso il via libera anche alla seconda fiducia posta dal governo sulla riforma del processo penale. I voti a favore sono stati 458, i contrari 46 e si è registrato un solo astenuto.  A sorprendere è il ricompattamento dei 5 Stelle, considerando che nel voto sulle pregiudiziali di costituzionalità erano stati 40 i deputati pentastellati a non partecipare, mentre sul voto di fiducia questi si sono ridotti a 13.