La politica del figlio unico adottata in Cina tra il 1970 e ’90 ha prodotto circa 13 milioni di persone inesistenti. La metodologia utilizzata dalla Repubblica Popolare Cinese per impedire che le coppie potessero avere più di un figlio c’era quella di vietare la registrazione anagrafica dei figli in più, e di punire con multe e con la sterilizzazione forzata chi veniva scoperto ad avere più di un figlio. Questi bambini,  oggi hanno tra i 30 e i 50 anni, e sono figli dell’arte dell’arrangiarsi burocratico,  viaggiano per il mondo con nomi non loro, con documenti ereditati da parenti morti, o falsificati nel fiorente mercato clandestino che si crea naturalmente ovunque esistano divieti assurdi.

In Italia potrebbero essere considerati apolidi, o anche rifugiati politici, ma la mentalità cinese, come molte altre, si adatta e per i cinesi, ormai, un documento di identità vale quanto un altro, con un altro nome. Basta averlo. Il problema è che oggi, ora che internet ha in qualche modo raggiunto anche la Cina, questi 13 milioni, e forse più, di cinesi, non risultano nei database anagrafici del loro Stato. Risulta essere un problema anche in Italia, quando questi  cinesi si presentano all’ufficio immigrazione. Infatti in Italia dare false attestazioni ai pubblici ufficiali è un reato grave che prevede l’arresto.

Arrestati per aver dato un nome falso ad un pubblico ufficiale

E’ successo anche alla coppia di coniugi cinesi, di 30 e 33 anni che si sono presentati ieri, intorno alle 17:45, negli uffici del commissariato di Quarto Oggiaro, per effettuare regolarmente gli adempimenti relativi al soggiorno sul territorio italiano. Una volta iniziate le procedure di controllo dei documenti il poliziotto a notato che il marito era stato da poco denunciato per false attestazioni a pubblico ufficiale, truffa e violazione delle norme sul soggiorno. L’ agente, insospettito ha quindi chiesto diverse volte anche alla donna la sua data di nascita. Alla terza volta, la donna si è confusa e ha dato una data di nascita diversa da quella del suo documento di identità.

Il poliziotto ha quindi analizzato anche le foto presenti nella banca dei dati del sistema digitale interforze e ha notato che, nonostante la fortissima somiglianza, il documento presentato della donna era in realtà di una persona che aveva un piccolo neo sulla guancia. Una caratteristica che la donna di fronte a lui non aveva. Quindi sono scattate le procedure di identificazione, ed è emerso che la donna stava presentando la documentazione di un’altra cittadina cinese.

Fantasmi giuridici nel mondo

13 milioni di cinesi giuridicamente inesistenti che vivono e si muovono nel mondo con documenti falsi sono solo una stima. Probabilmente il fallimento della politica del Figlio unico da parte della Repubblica Popolare Cinese ne ha prodotti molti di più. Ci si è dimenticati lo scandalo provocato, in Italia, dalle leggi della Repubblica Popolare Cinese, quelle poche volte che si si riusciva a sapere cosa succedeva oltre la Cortina di Ferro. Oggi la Cina è considerata uno stato partner accettabile dall’Occidente, nonostante le violazioni alla dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Nella dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo del 1948, nell’articolo 6, è sancito anche il diritto al nome, allo stato giuridico e alla propria identità. Probabilmente i cinesi che hanno documenti falsi a causa della Politica del Figlio Unico non sanno che nel momento in cui rendono nota la loro situazione, avrebbero diritto ad essere considerati rifugiati politici e di appellarsi all’Onu per ottenere il riconoscimento del loro vero nome e avere dei veri documenti.