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sabato, 24 Febbraio, 2024

Il Corpus Hermeticum: “bisogna dunque osare dire che l’uomo terreno è un dio mortale e che il dio celeste è un uomo immortale”

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Il Corpus Hermeticum è una raccolta di testi scritti in greco che sono la base del pensiero ermetico e in più generale del rinnovato interesse per le dottrine magico-gnostiche nel Rinascimento. Si ipotizza che il manoscritto che fece da base al testo risalga all’XI secolo e giunse nel 1460 a Firenze alla corte dei Medici che incaricarono Marsilio Ficino della sua traduzione in latino. L’opera venne considerata ispirata da Dio come la Bibbia e come tale trattata.

Data per scontata l’origine divina del Corpus si faceva confusione sull’autore, che poteva essere addirittura il dio egizio Thoth, dio della sapienza, della scrittura e della magia o Ermete Trismegisto, Ermete il tre volte grande, un sacerdote dell’antico Egitto. La confusione nasceva anche dal fatto che gli antichi greci traducevano il nome del dio Thoth con Hermes. A un certo punto si è giunti ad ipotizzare l’esistenza di due Ermete, uno corrispondente al dio e l’altro al sacerdote. Aggiungiamo, en passant, che per nobilitare l’uso dei tarocchi, si è costruita la leggenda che fossero stati inventati da Thoth.

Il Corpus in origine era composto da 14 trattati, a cui si aggiunsero nel tempo altri due trattati sempre in greco e infine l’Asclepio di cui si conosce la sola versione in latino, il cui autore è probabilmente Apuleio, per così giungere alla sua redazione definitiva di 17 trattati. Da analisi filologiche si fa risalire i testi al II o III secolo dopo Cristo e le scoperte di Nag Hammadi non ne hanno retrodatato l’origine, ma ne hanno confermato l’origine egizia.

Il testo non è di semplice lettura e fonde elementi gnostici sia pagani che cristiani con il misticismo cristiano ed ebraico, presentando a volte delle contraddizioni al suo interno. Rappresenta uno scritto importante dal punto di vista storico e filosofico perché rappresenta una delle opere che hanno influenzato il Rinascimento con l’idea dell’uomo al centro dell’universo. Il libro è stato anche alla base per il ritrovato interesse per il magico e le dottrine segrete nel periodo rinascimentale. Interesse proseguito nei secoli successivi come corrente sotterranea che più o meno regolarmente riaffiora in varie forme influenzando le idee dominanti in un dato periodo. Scontata la diffusione del Corpus in ambienti magico-esoterici. Lo studioso Roelof van den Broek afferma che gnosi ed ermetismo si pongono all’opposto dei due grandi sistemi di pensiero occidentali: il razionalismo greco e la rivelazione biblica. Fra l’approccio razionalista e quello fideistico la gnosi cerca di conciliare divino e umano, macrocosmo e microcosmo ridando all’uomo la centralità nella creazione e delle risposte sul suo ruolo nell’universo, rappresentando una sorta di pensiero in “resistenza” a quello dominante.

Nella lettura ritroviamo alcuni punti che rivelano assonanza con il misticismo cristiano come per esempio quello presente negli scritti di Meister Eckart. Riportiamo una frase che permette di chiarire la questione estratta dal trattato numero X “Discorso di Ermete Trimesgisto: la chiave”: “Dio dunque non ignora l’uomo, anzi lo conosce e vuole essere da lui conosciuto. Questa è la sola salvezza per l’uomo, la conoscenza di Dio: questa è l’ascesa all’Olimpo”.

Riportiamo un altro breve estratto sempre dal X° trattato per far intuire l’alta considerazione dell’uomo presente in queste dottrine e l’indubbio fascino che da questo è dipeso: “Bisogna dunque osare dire che l’uomo terreno è un dio mortale e che il dio celeste è un uomo immortale. Attraverso questi due, il mondo e l’uomo, tutte le cose sono; ma tutto è stato generato dall’Uno”.

di Vito Foschi

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