di Gabriele Rizza

Passa il Green Pass, il primo capitolo del Green Pass. Le restrizioni per i non vaccinati saranno estese in un secondo momento anche per altri tipi di attività e azioni quotidiane, come i trasporti locali e quelli a medio e lungo raggio. Intanto, dal 6 agosto niente ristoranti al chiuso, palestre e musei per chi non ha almeno una dose del vaccino.

La premessa è d’obbligo: vaccinarsi è la cosa migliore da fare, anzi, l’unica cosa giusta da fare. Tuttavia, in politica e nelle questioni sociali, non possiamo limitarci ad analizzare solo l’ottenimento del risultato, ma anche al percorso. Perché, nella società, i mezzi utilizzati una volta per una buona causa possono essere utilizzati anche per cause meno nobili. Di questo, la storia è piena di esempi: la sicurezza sociale è stata garantita con le dittature, la giustizia con il sangue, fino ad arrivare alle “guerre umanitarie” che hanno fatto milioni di morti, senza risparmiare i bambini. Sembra un’esagerazione, ma è così: il male parte sempre da una buona intenzione.

Il ragionamento del Governo è stato quindi semplicissimo: non possiamo obbligare a vaccinarsi per legge, possiamo però costringere negando lo svolgimento di tantissime attività ludiche e lavorative. Il clima culturale generale è assolutamente favorevole al Green Pass, anche perché si è creata la convinzione che chi non si vaccina è un no- vax, un sociopatico o un complottista. Ma le cose stanno davvero così? Sia chiaro, i no- vax esistono, ma sono una nettissima minoranza tra coloro che sono indecisi e timorosi del vaccino. Se ci sono così tanti indecisi, la colpa è del clima confusionario e sensazionalistico creato dai giornali mainstream e dai continui cambi di rotta del governo sui vaccini. Ad esempio, quando la giovanissima Camilla Canepa perse la vita dopo una dose di Astrazeneca, i giornali hanno sbattuto in prima pagina la notizia senza accertarsi sulle cause, tra una correlazione tra vaccino e morte, o se dei problemi di salute pregressi avessero causato la sua tristissima perdita, mancando di rispetto alla memora della ragazza stessa, della sua famiglia e ai milioni di lettori, ossia alla collettività intera. Tutto al fine di vendere delle copie in più. Scoperta la verità – dei problemi pregressi e una cura ormonale in corso – era ormai troppo tardi: Astrazeneca è pericolosissimo, a causa del sensazionalismo in cui poi è caduto anche il governo imponendo un mix di vaccini senza possibilità di scelta per il cittadino.

Se consideriamo irresponsabili i non vaccinati, consideriamo carnefici chi in questi mesi aveva la responsabilità di fornire un’informazione chiara, corretta e reale e invece si è trovata a terrorizzare la popolazione. Qualche incasso in più non vale un clima di incertezza e una caccia alle streghe. Gli italiani accetteranno il Green Pass, ma il governo chieda scusa per tutti i dietrofront sui vaccini, i cambi di rotta, per aver contribuito a creare politicamente insieme ai partner europei il vaccino di serie a – Pzifer- e quelli di serie b – tutti gli altri – perché nel momento in cui la scienza dice che sono tutti vaccini sicuri, le sentenze emesse dai giornali e dai dpcm valgono per sempre. È sempre troppo facile mettere i cittadini gli uni contro gli altri. Questa è la lezione da imparare, da non ripetere.