di Gabriele Rizza

La cosiddetta green economy è al giorno d’oggi qualcosa di assimilabile ad un credo religioso, tanta è la fiducia in questa economia del futuro e tanta è la tenerezza a guardare i nostri adolescenti scendere in piazza per un mondo meno inquinato e sostenibile e accolti dai primi ministri dell’Unione Europea. Il problema è che quando si crede in qualcosa senza se e senza ma, se ne va via quello spirito critico e costruttivo che invece serve a cogliere il senso della realtà e delle possibilità, se ne vanno via discussione e partecipazione, e quindi la possibilità di rendere davvero migliore e benevolo quello in cui crediamo. Il “cerchio magico” sembra essersi per la prima volta spezzato, proprio nel settore che dovrebbe rivoluzionare di più l’industria e rendere il pianeta davvero più “verde”: le auto elettriche.

Le case automobilistiche stanno lanciando sempre di più modelli ibridi o totalmente elettrificati, e i governi di tutto il mondo esultano perché le città saranno sempre meno inquinate e la transizione economica dalla benzina all’elettrico può portare milioni di nuovi posti di lavoro. Un grido in totale controtendenza arriva dal Giappone, e per di più, dalla più grande casa automobilistica al mondo, la Toyota. Il CEO della casa nipponica ha infatti criticato l’eccessiva spinta verso i veicoli elettrici: l’inquinamento non andrebbe affatto a diminuire in modo rilevante con le attuali tecnologie, perché per la generazione di elettricità si è ancora troppo legati ai combustibili fossili, e più consumeremo elettricità, più il mondo sarà inquinato. Senza considerare le emissioni di carbonio delle auto elettriche, l’inquinamento legato alla produzione e allo smaltimento delle vecchie batterie. “Più veicoli elettrici produciamo, più salgono le emissioni di anidride carbonica”. Tanta ancora è la strada da fare, che al CEO di Toyota sembra assurda la spinta dei governi a sostituire il prima possibile i veicoli a benzina.

Il grido di allarme, che non arriva da filosofi, giornalisti, opinionisti, ma da una delle più grandi industrie al mondo, ha un valore ancor più significativo. Ci si domanda se sarà il solo a fare outing o se al contrario, le altre case lo smentiranno. Quel che deve restare, è l’attenzione che il cittadino deve tenere quando è bombardato da messaggi di bontà e nobiltà quando arrivano dai grandi del capitalismo. Di esempi ne siamo pieni, dal gender all’ambiente, l’arcobaleno che compare in ogni pubblicità e il verde che diventa improvvisamente il primo obiettivo delle multinazionali.

All’economia verde teniamo per davvero. Un messaggio critico come quello di Toyota non può che essere un esempio di discussione per rendere l’ambiente più sano nel mondo reale e non solo negli spot.