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domenica, 16 Giugno, 2024

FINALMENTE BASTA MANETTE – CON LA RIFORMA NORDIO ADDIO ALLA PRASSI MANIPULITE

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“Non esistono innocenti ma colpevoli non ancora scoperti” la celebre citazione di
Davigo ha forse trovato archiviazione.
Sono passati più di trent’anni dalla stagione di Manipulite, da quel rinnovamento necessario al Paese ma che con i suoi metodi finì per incoraggiare la delegittimazione della politica in generale, il giustizialismo di piazza ed il ricorso indiscriminato alle manette ed alla carcerazione preventiva quale strumento finalizzato ad ottenere confessioni.
Una pagina che avrebbe potuto risplendere di luce ma che è finita nel buio di chi, per
carattere o per vergogna, trovò più nobile togliersi la vita che scontare una pena.
Una sconfitta per la giustizia in uno stato di diritto.
Oggi con la riforma Nordio e con tanti decenni sulle spalle, quei metodi vengono archiviati da un Parlamento che pare aver ritrovato il coraggio di riaffermare il valore del Diritto ed il ruolo della politica di fronte ad un sodalizio giudiziario e giornalistico che in alcuni, forse in troppi casi, ha inseguito la visibilità scordandosi della giustizia.
Non una rivalsa bensì un sacrosanto riequilibrio di poteri che dagli anni ‘90 ad oggi sono stati eccessivamente sbilanciati e che hanno finito per imbalsamare qualsiasi assunzione di responsabilità da parte della classe dirigente.
Un riequilibrio chiesto a gran voce da tutti ed osteggiato esclusivamente dai 5 Stelle, eredi morali e materiali del manettarismo alla Davigo e dalla maggioranza segretarista del PD a guida Elly Schlein che tra le follie demagogiche dei pentastellati e le richieste dei suoi sindaci asseconda le prime.
Meno gogna e più garantismo, freno alla custodia cautelare, stop alla diffusione dei nomi di chi rientra nelle intercettazioni ma in quanto citato e non coinvolto nelle indagini. Una prassi, quest’ultima, volta alla mera speculazione sui quotidiani e che spesso ha distrutto reputazioni cristalline.
E se taluna stampa progressista grida oggi al pericolo, alla censura ed al sempiterno ritorno del Fascismo lo fa mentendo e prendendo in giro gli italiani, lo fa per un puro scopo personalistico, per necessità di fare “gossip” di creare la notizia anche quando non c’è. Lo fa per preservare quel potere che si è ritagliata all’ombra di certa magistratura, il quale decreta, tramite soffiate, articoli e supposizioni, la vita o la morte pubblica di esponenti politici e non e che spesso risultano essere innocenti, se non addirittura non coinvolti, relagando poi la notizia di smentita a due righine sul
fondo dell’ ultima pagina.
Una sete di “sangue” degna del peggior giacobinismo, indegna di uno stato di diritto
democratico. Una vergogna che finalmente trova la sua fine.

di Roberto Donghi

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